Il Re di Melbourne è sempre Djokovic: 18 Slam per lui

Nella finale degli Australian Open di tennis, il serbo conferma il titolo degli ultimi due anni, demolendo Medvedev e portandosi a 2 Major da Federer e Nadal

di Gabriele Granati
Gabriele Granati
(8 articoli pubblicati)
Djokovic (col trofeo) e Medvedev a colloquio dopo il match

Il primo Slam dell'anno, caratterizzato dalle polemiche che hanno preceduto il torneo, con alcuni giocatori in isolamento senza possibilità di allenarsi sul campo, si è chiuso con una finale a senso unico tra Djokovic, numero 1 al mondo, e il russo Medvedev, negli ultimi mesi il più solido nel circuito.

Per Nole si trattava della nona finale a Melbourne, ventottesima negli Slam. Percorso difficoltoso il suo, per l'infortunio al fianco che lo ha colpito al terzo turno contro Fritz, condizionandolo nei turni successivi contro Raonic e Zverev, prima di mostrarsi pienamente recuperato contro Karatsev in semifinale.

Daniil invece, alla seconda finale Slam dopo la sconfitta al quinto con Nadal agli US Open 2019, si presentava alla sfida dopo 20 vittorie consecutive, di cui 12 contro "top ten", con i trionfi a Bercy, alle ATP Finals di Londra e all'ATP Cup. La sua strada è risultata più agevole, con gli unici due set persi al terzo turno contro Krajinovic e le convincenti vittorie in tre set contro Rublev ai quarti e contro Tsitsipas, giustiziere di Nadal, in semifinale.

I precedenti tra i due vedevano Djokovic avanti 4-3, con il russo che però aveva vinto 3 delle ultime 4 sfide.

LA PARTITA - L’inizio di Djokovic è da applausi: servizio incisivo e ritmo sostenuto per impedire le accelerazioni al russo, costretto a colpire in corsa e spesso di dritto, colpo meno affidabile. Il serbo vola sul 3 a 0, facendo il break nel primo game di risposta. Sul 3-1, ecco inaspettato il contro-break, dovuto soprattutto ad errori di Djokovic; il russo però inizia a dimostrare la sua solidità da fondo campo. Medvedev entra così in partita, con prime di servizio oltre i 200 orari che iniziano a far male, come i colpi da fondo campo. Djokovic prova a variare con dritti lavorati e rovesci in slice, anche a chiamare il russo vicino rete, dove è meno a suo agio. Si arriva rapidi al 6-5 Djokovic, con alcuni scambi degni di nota per il ritmo impressionante. Qui il serbo prende di nuovo l’iniziativa, mette pressione al russo e si guadagna 3 set point consecutivi, chiudendo alla terza occasione.

Il secondo parziale si apre subito con un break a favore di Medvedev, che sembra dimostrarsi mentalmente in partita: aumenta profondità e potenza dei colpi, Djokovic al contrario ha un momento di appannamento e con qualche errore di troppo cede il servizio. Immediato però il contro-break, che Djokovic si guadagna con 3 risposte consecutive formidabili per profondità. Medvedev stavolta accusa il colpo, e il tema tattico è ormai chiaro. Con il russo forse migliore nel "muro contro muro" da fondo campo, capace di “appoggiarsi” con facilità ai colpi violenti, ma al contrario in difficoltà quando costretto ad attaccare su palle più morbide o sulle variazioni di Djokovic. Che, dando seguito al suo piano tattico, prende definitivamente il comando del gioco. C'è così un nuovo break, con il serbo che sale sul 3-1, amministra senza patemi i suoi turni di servizio e con l'ennesimo break chiude il set. Per il russo troppi errori, soprattutto di dritto, e una racchetta frantumata sul cemento a dimostrare la sua frustrazione.

Nel terzo set Medvedev prova a reagire, ma Djokovic si salva nel primo game e scappa di nuovo, senza voltarsi più indietro. Il russo continua ad essere troppo falloso e senza idee per provare a variare l'andamento del match. Finisce con l'ennesimo break di Djokovic, che chiude in gloria sul 7-5 6-2 6-2.

Troppa oggi la differenza tra i due: la solidità mentale e la chiarezza sulla strategia da portare in campo, abbinata alla solidità tecnica, con servizio, dritto e rovescio sempre efficaci e ben centrati, non hanno lasciato scampo al russo, che al contrario non ha saputo trovare alternative valide ed è imploso, mentalmente prima che tecnicamente.

Per Djokovic è il nono titolo agli Australian Open, soprattutto Slam numero 18. Ormai a meno due dal record (20) di Federer e Nadal, ben lanciato all'inseguimento delle altre due leggende di questo sport.

Fonte: l'autore Gabriele Granati

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