Formula 1: è pronto in tavola, signori

Un tempo si accontentavano di panini mentre ora non più

di Piero Tansini
Piero Tansini
(248 articoli pubblicati)
Meglio agnolotti o un panino

C'è stato un periodo attorno agli anni '90 quando alla Scuderia Ferrari in pista il pasto era costituito semplicemente da panini imbottiti ed una bibita gassata. Era il periodo in cui Direttore Tecnico era John Barnard. Di estrazione Inglese il Tecnico pensava che appesantire troppo lo stomaco di piloti e meccanici poteva far diminuire il loro rendimento pomeridiano.

A dire la verità questo era anche il classico pranzo da corsa  fino agli anni '70. In quel periodo cominciarono ad arrivare in Formula 1 sponsor che portavano invitati. I team manager allora compresero quando fosse necessario dare a loro un buon pasto. Ciò contribuiva a mantenere ottimi rapporti  di management.

Dove ospitarli allora? In un primo momento nel paddock furono allestiti tendoni che comprendevano la zona cucina e una sala con sedie e tavolini. Poi arrivarono le motorhome mega galattiche come quella della Red Bull che erano dei veri ristoranti viaggianti. Si ingaggiarono chef stellati come il famoso Pasticcino, cuoco di Ferrari e Benetton, e ai commensali venivano preparate cibarie originarie dei Paesi d'origine del team.

La miglior cucina era ovviamente quella Emiliano-Romagnola della Ferrari e della Minardi. Dentro i centri accoglienza facevano capolino anche Tecnici di altri teams oppure giornalisti che con la scusa di un buon caffè si sedevano e preso un piatto mangiavano di gusto agnolotti al ragù oppure alla panna.

Ovviamente i piloti se il pomeriggio dovevano scendere in pista stavano leggeri. Michael Schumacher, per esempio, si mangiava una scodella di Muesli. Altri pasta al pomodoro con fettina di pollo ed un'insalata. Dopo alla sera, naturalmente, recuperavano alla grande in ristoranti alla moda con amici e fidanzate o mogli. Oppure offrivano una cena ai giornalisti che le erano simpatici.

Chi aveva menù particolari erano i Giapponesi della Honda o della Yamaha e successivamente della Toyota. Li vedevi da fuori vicino ai loro Motorhome con un improvvisato tavolo seduti su bidoni vuoti mentre intingevano in ciotole contenenti salse dai colori improponibili le loro cibarie.

Che bevevano? Anche qua dipendeva dagli impegni pomeridiani. I piloti acqua frizzante o succo di mele come Michael Schumacher. I meccanici un bicchierino di buon Lambrusco senza esagerare. Alla Mercedes o alla BMW un boccale piccolo di buona birra bavarese. Ecco come si cibavano in Formula 1.

Fonte: l'autore Piero Tansini

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