F1: quella “Ferrarina” che comincia a dare fastidio

Le prestazioni (poi non concretizzate in gara) della Haas in qualifica hanno suscitato polemiche, soprattutto dalla Force India e dalla McLaren

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(125 articoli pubblicati)
Un parcheggio colmo di rammarico

 C’è un detto che vige pressoché da sempre in F1: se stai simpatico a tutti, vuol dire che non vai abbastanza veloce. Considerando questo detto e viste le polemiche che le si sono sollevate attorno, vuol dire che la Haas ha cominciato ad andare discretamente forte. 

Nonostante il team americano, dopo la grande prestazione nelle qualifiche del G. P. Australia, non abbia poi raccolto tutto il potenziale fatto vedere il sabato col tragicomico doppio ritiro domenicale, ha comunque attirato su di sé diverse attenzioni e anche invidie, viste le tante dichiarazioni sibilline arrivate specialmente dalla Force India e dalla McLaren. Non è un mistero che la Haas abbia una forte collaborazione con la Ferrari in campo tecnico sin dal suo esordio nel 2016, eppure le accuse sono fioccate soltanto adesso, quando la vettura ha cominciato a mostrare un potenziale importante. 

Ha cominciato Otmar Szafnauer, il direttore operativo della Force India, quando ha ammesso di rimpiangere il fatto di non avere una bacchetta magica per far crescere la macchina al contrario della Haas. Al coro si sono poi aggiunti Alonso (che ha definito la Haas una "Ferrarina") e Zak Brown dalla McLaren, che ha più volte accennato a un reclamo alla Fia per indagare sulla presunta originalità delle vetture a stelle e strisce. In Haas sono comunque tranquilli, come ha più volte dichiarato Guenther Stainer, l’altoatesino che è direttore della squadra  americana.

D’altronde in F1 non è la prima (e non sarà nemmeno l’ultima) che ci sono state queste collaborazioni: per fare un tuffo nel passato c’è stato il caso della Ligier che a metà anni ’90 schierava una vettura il cui progetto derivava da quello della Benetton dell'anno prima (entrambi i team erano sotto la direzione di Briatore), per non parlare poi del presente che vede due squadre praticamente sotto la stessa direzione come la Red Bull e la Toro Rosso fin dal 2006. Dunque è presto detto che polemiche simili non sono mai mancate e mai mancheranno, ma senza dubbio alla Haas della cosa non sono poi così scontenti. D’altronde, se cominci ad attirarti invidie nel paddock di F1, vuol dire che inizi ad andar forte, no? 

Fonte: l'autore Edoardo Gori

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