Fantacalcio: Passione, gioco di ruolo e affermazione identitaria

Il fantacalcio appare ormai come un fenomeno sociale identitario diffuso capace di incidere sugli umori e nella routine quotidiana delle persone

di Adriano Russo
Adriano Russo
(3 articoli pubblicati)
leghefantacalcioit

Nel corso di una recente intervista il fantasista della Lazio Luis Alberto, a proposito del fantacalcio, ha dichiarato: “In Italia sono malati. Tanti tifosi preferiscono vincere al fantacalcio, piuttosto che vedere la propria squadra vincere in campo”. Le parole di Luis Alberto la dicono lunga su come il Fantacalcio sia diventato un vero e proprio tormentone sociale. Non si tratta semplicemente di un gioco, di una passione, ma di un fenomeno sociale diffuso che evidenzia una presenza significativa nella vita quotidiana degli sportivi italiani, appassionati e non, giovani e meno giovani. Una realtà virtuale che diviene realtà sociale a tutti gli effetti, come del resto già accade per i social in occasione del manifestarsi di altri fenomeni sociali. La passione per il calcio riesce ad immedesimare le persone che si mettono nelle vesti di un fantallenatore che viene coinvolto tutta la settimana in previsione della partita della propria fantasquadra nel corso del weekend. Lui ha il compito di analizzare gli infortuni, le probabili formazioni, gli schieramenti dei giocatori più idonei, quelli in grado di portare più bonus possibili. In questo momento dell’anno, ad esempio, l’obiettivo più importante è fare una buona asta di riparazione nel mercato invernale per affrontare il rush finale del campionato, avendo a disposizione una rosa completa e magari riuscendo a piazzare l’acquisto di qualche giocatore importante. Sono argomenti fantacalcistici che riguardano la dimensione socializzante dello svago, della creazione di uno spazio intimo di evasione che può essere anche di forte intensità emotiva. Al bar, in metropolitana, nelle scuole e nelle aule universitarie, in mezzo alla strada, nelle trasmissioni calcistiche, perfino tra i commentatori nelle telecronache delle partite, il fantacalcio è sempre presente, a livello sociale e mediatico. Sembra quasi sempre lecito parlare di fantacalcio, in ogni contesto e con ogni interlocutore. Ma esiste anche un altro fattore determinate che va oltre la passione, l’ossessione per il fantacalcio, ossia una forma di strategia di affermazione identitaria, il prevalere sull’altro affermando il proprio ego, la propria individualità. Il fantacalcio presenta in questo senso diverse variabili legate alle ragioni che spingono le persone a mettersi in gioco più o meno seriamente. Non soltanto quindi passione, immedesimazione, socializzazione, aggregazione collettiva, attrazione per il premio in danaro, evasione e sfogo sociale, ma anche strategia, gioco di ruolo e rappresentazione identitaria individuale e sociale. Tra i fantallenatori non esiste infatti soltanto amicizia e coesione sociale, ma anche scontro e conflitto verbale, come, ad esempio, accade sui gruppi whatsApp della propria lega fantacalcistica. Ci si scontra  sull’interpretazione dei regolamenti, sui meriti e sui demeriti, sulla fortuna e sulla sfortuna. Ecco quindi che le dinamiche innocue degli sfottò danno vita a sentimenti di rabbia ed insulti di vario genere, il tutto poi legato al crescere dell’ansia collettiva per le pagelle dei propri fantacalciatori nel live finale delle partite. Il piazzamento nella classifica della propria fantalega può essere allora qualcosa capace di condizionare in alcuni casi ed in certi spazi quotidiani la serenità e la stabilità emotiva dei fantallenatori. Nel fantacalcio c’è sempre voglia di prevalsa e di rivalsa ed il perdere o vincere fa in qualche modo sempre la differenza. Certamente questo dipende dal grado di inquietudine e di coinvolgimento emotivo, dalla soggettività e dalla storicità del singolo fantallenatore. Il fantacalcio ad ogni modo rappresenta lo sport preferito dagli italiani ed in certi casi risulta essere forse davvero più importante del fare il tifo per la propria squadra del cuore, più importante del calcio stesso. Che si tratti di passione, di pura follia o di ossessione identitaria, dopotutto bisogna dire che il fantacalcio non fa male a nessuno, soprattutto a coloro che lo vincono. 

Fonte: l'autore Adriano Russo

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