Al Rifugio Bozzi su due ruote!

Milleduecentoventi metri di gigantesca soddisfazione

di Federica Carpani
Federica Carpani
(2 articoli pubblicati)

Da assoluta neofita del mondo delle biciclette, presto poca  - scarsissima - attenzione alla descrizione delle caratteristiche tecniche della MTB che mi stanno consegnando. L'importante è che abbia i pedali, i cambi in ordine, un sellino sufficientemente comodo, il manubrio e, per finire, ovviamente, le ruote gonfie. La mia attenzione è totalmente catalizzata dal colore della bici e penso che non potesse andarmi meglio: è gialla!

Uscendo dal noleggio delle bici decido di concedermi una vasca in centro in sella al mio mezzo. E' mattina presto e le strade sgombre della zona pedonale, solitamente affollate di persone, fanno da sfondo al mio piccolo riscaldamento. Una volta soddisfatto il mio desiderio di passeggiare su due ruote tra le vetrine, posso dare inizio alla mia risalita verso il Rifugio Bozzi (m 2478 s.l.m.).

Temperatura e condizioni atmosferiche sono perfette e alleggeriscono il dislivello  di questa prima parte del percorso in cui attraverso, su strada carrabile, alcune frazioni di Ponte di Legno (m 1258 s.l.m.). Sono ferocemente superata da agilissime bici da corsa e caldamente incoraggiata da altre grintosissime MTB. Con mia grande sorpresa, alcune moto che scendono dal Passo Gavia mi rivolgono il classico saluto con le dita a V che io ricambio prontamente.

La strada asfaltata termina prima di arrivare alle Case di Viso, un piccolo borgo alpino dalle tipiche costruzioni in pietra che sorge lungo il torrente Arcanello. Da qui in avanti il percorso si snoda lungo una mulattiera e finalmente posso usare una MTB nel suo ambiente: polvere, terra e sassi.

Non mi sento mai sola durante il percorso, infatti si danno il cambio numerose famiglie a bordo di biciclette a pedalata assistita con le quali scambio un saluto, qualche parola e la promessa di ritrovarsi al rifugio mentre mi superano. Le pietre e il dislivello mi costringono ad andare lentissima e, in alcuni tratti, a scendere dalla bici. Nonostante ciò, riesco a raggiungere il mio obiettivo e, fiera del mio risultato, festeggio tra i molti complimenti degli avventori del rifugio.

Dopo una breve pausa, è tempo di ritornare in paese. Gestire la velocità e le irregolarità del terreno sembrano problemi insormontabili. Tuttavia, grazie ai suggerimenti degli altri ciclisti e dei passanti ("Molla i freniiii!!", "Stai fuori sellaaa!!") le paure si trasformano in voglia di divertirsi e affronto la discesa fino alla fine.

Fonte: l'autore Federica Carpani

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