Vierchowod: l’insuperabile Zar

La carriera di uno dei centrali difensivi italiani più forti di sempre

di Christian Tron
Christian Tron
(16 articoli pubblicati)
Pietro Vierchowod

L'Italia vanta da sempre una grande tradizione per quanto riguarda la preparazione degli atleti alla fase difensiva. Tra tutti i grandi difensori che hanno fatto la storia del nostro Paese non si può non citare Pietro Vierchowod, uno dei giocatori italiani più forti di sempre nel suo ruolo. Lo Zar, soprannominato così per il suo carattere e per le origini del padre, soldato dell'Armata Rossa imprigionato in Italia e rifiutatosi di rimpatriare al termine della Seconda Guerra Mondiale, era uno stopper grintoso, veloce ed un maestro della marcatura a uomo. Dotato di grande leadership e di un'ottima preparazione psico-fisica, si renderà protagonista di una carriera molto longeva, conclusasi all'età di 41 anni, giocando sempre ad altissimi livelli. Oltre a ciò, è molto apprezzato per la sua umiltà, pregio che gli permetterà di conformarsi ad uno stile di calcio decisamente più moderno rispetto a quello a cui era abituato: si adatterà infatti alla marcatura a zona e migliorerà notevolmente la propria tecnica individuale. Nonostante non fosse particolarmente alto, era molto forte nel gioco aereo per merito della sua grande capacità nell'elevazione, qualità che gli permise di diventare uno dei difensori più prolifici della Serie A.

Cresciuto nel Como, viene acquistato nell''81 dalla Sampdoria che lo gira in prestito alla Fiorentina, dove sfiora la vittoria del campionato. L'anno seguente passa alla Roma del grande Nils Liedholm, dove diventa imprescindibile al centro della retroguardia giallorossa e risulta fondamentale per la conquista dello Scudetto. Successivamente fa ritorno alla Sampdoria, affascinato dalle grandi ambizioni del presidente, e vi rimarrà per ben dodici stagioni, gli anni più gloriosi della storia del club. In virtù del forte rapporto che instaura con Boskov, sigla un patto con la società insieme a Vialli e Mancini: non lasceranno Genova finché non vinceranno lo Scudetto. La squadra è molto competitiva, come testimoniato dal successo in Coppa delle Coppe nel '90, vittoria che diventerà il preludio all'impresa che i blucerchiati compiranno l'anno successivo, quando conquisteranno il primo ed unico Scudetto della storia del club. La fame della Samp non si placa, tant'è che nel '92 sfiora l'impresa di alzare la prestigiosissima Coppa dei Campioni, sfumata a causa della sconfitta per 1-0 contro il Barcellona. Questa enorme delusione segna fortemente lo Zar, che si pone l'obiettivo di riuscire a vincere la celebre coppa dalle grandi orecchie prima di smettere di calcare i campi di calcio. Per realizzare questo sogno, nel '95, all'età di 36 anni, si trasferisce alla Juventus. La scelta risulta azzeccata, in quanto riesce a vincere la Champions League al termine di quella stessa stagione, giocando titolare la finale contro l'Ajax vinta ai calci di rigore. Nonostante un'annata sontuosa, non viene confermato nella rosa bianconera per questioni anagrafiche, motivo per il quale si accasa al Milan, senza però ottenere particolari gioie sportive. La voglia dello Zar di sentirsi indispensabile e di essere un elemento cardine di una squadra è però ancora molto forte, tant'è che si trasferisce al Piacenza, formazione che ambisce alla permanenza nella massima serie, obiettivo del tutto differente rispetto a ciò a cui era abituato. L'umiltà e l'amore per il calcio di Vierchowod sta tutto in questa scelta: non era interessato ai grandi palcoscenici, desiderava solo giocare e, nel momento in cui si poneva un obiettivo, era certo che l'avrebbe raggiunto. Si rende infatti protagonista di due salvezze consecutive con il nuovo club, segnando addirittura un gol fondamentale nella gara per la permanenza in Serie A contro la Salernitana. Perché lo Zar non si tirava mai indietro nei momenti difficili ed era sempre il primo a mettere in campo cuore e grinta, risultando sempre determinante. Era davvero un muro invalicabile anche per i forti e giovani attaccanti che avevamo la fortuna di ammirare nel nostro campionato. Un difensore di ferro.

Fonte: l'autore Christian Tron

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