La favola dell’umile Venezia in A

Una squadra retrocessa, ripescata, costruita per salvarsi si ritrova nella massima serie

di P. antonio Basti
P. antonio Basti
(2 articoli pubblicati)

Premessa: chi scrive abita in centro storico, in una fondamenta di uno dei sestrieri più popolari di Venezia: Cannaregio. Siamo di parte ma abbiamo respirato l'aria di questa impresa in prima persona.

Quest'anno seguire le partite del Venezia è stato un piacere fin da subito. Non c'erano aspettative e questo toglieva tensione. Ma il gusto nel seguire la squadra arancioneroverde deriva dal fatto che ogni match è l'occasione per vedere una squadra crescere nel gioco, nella coesione, nella grinta. Gli alti e bassi sono prevedibili ma non ci si annoia: la squadra è sempre più propositiva, ha un'identità sempre più riconoscibile , partita dopo partita.

Improvvisamente ci si ritrova nei primi posti. Ma senza illudersi. Solo la normale conseguenza delle giocate mancine di Aramu, dei gol raffinati di Forte, dei motori inarrestabili Johnsen e Maleh. Ma l'orchestra ha altri componenti che suonano lo stesso spartito senza la presunzione delle prime donne. E il direttore d'orchestra? Mister Zanetti, sempre carico ma costantemente lucido. Sotto sotto ci crede, coltiva il suo obiettivo e lo svela, con lo scorrere delle giornate, ai suoi giocatori. Che la fanno propria! E remano tutti nella stessa direzione. Nel primo derby playoff con il Chievo. Nella semifinale col Lecce (Di Mariano in gol all'andata) dove i segni, rigore sbagliato da Mancosu al ritorno, sembrano quelli dei predestinati. E quindi l'ultimo derby veneto con il Cittadella. Ma i guardiani del destino hanno preferenze per i lagunari quest'anno e la favola ha il suo degno finale. Chi può segnare l'ultimo gol? No, non è decisivo, ma è la classica firma apposta sull'opera una volta realizzata. È lui, Riccardo Bocalon. Perché lui? Perché è di Castello (altro sestriere di Venezia, proprio dove si trova lo stadio!) e la sua gioia, rabbiosa e incontenibile, dopo il gol in pieno recupero (assist del diesel Maleh), si comprende proprie perché nasce nella sue origini, nella sua infanzia.

Ed inizia la festa! E la festa conferma che l'impresa è opera di una vera squadra in cui il mister sceglie il basso profilo e lascia il palcoscenico (il migliore: piazza San Marco dopo la sfilata in Canal Grande) ai suoi giocatori e al presidente, Niederaurer, che considera la sua società una famiglia.
L'ultima immagine iconica: Esposito, ultimo arrivato, festeggia con la gioia piena ed ingenua di un bambino cresciuto in questa... famiglia!

Fonte: l'autore P. antonio Basti

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