Tevez annuncia il ritiro dal calcio giocato

Dalle strade del barrio di Fuerte Apache al tetto d'Europa, l'argentino che ha incantato il mondo del calcio ora appende le scarpette al chiodo

di Ermanno Ceruetto
Ermanno Ceruetto
(24 articoli pubblicati)

Il posto dove nasci non lo scegli ma il punto di arrivo lo decidi tu e questo lo sapeva benissimo quel bambino, del barrio di Fuerte Apache, all'anagrafe registrato come Carlos Tevez. Abbandonato dalla madre biologica a soli 3 mesi dopo l'omicidio del padre, per Carlos la vita non vuole essere per nulla gentile infatti, a soli dieci mesi, una pentola di acqua bollente gli brucia tutto il viso lasciandogli per tutta la vita i segni dell'operazione. Da allora gli verrà affibiato il nome del suo quartiere proprio perché nonostante tutti gli accaduti era destino lui dovesse continuare a vivere in quel posto o forse era il barrio ad avere ancora bisogno di lui.

Dal barrio al Boca il passo è breve e a soli 20 anni ha già vinto un olimpiade e due palloni d'oro sudamericani
L'Apache, però, è affamato e quando arriva la chiamata dal Brasile lui non si fa attendere, passerà infatti al Corinthians, per la cifra astronomica di 20 milioni di euro, squadra nella quale vince un altro pallone d'oro e un campionato. 

Il grande palcoscenico europeo è pronto ad accoglierlo e nel 2006 arriva la chiamata dall'Inghilterra e ad accaparrarsi per primo l'Apache è il West Ham.
Nel 2007 il passaggio allo Utd di Sir Alex Ferguson, dove si guadagna subito la fama di bad boy, affibiatagli dalla stampa inglese dopo alcune scorribande notturne ma, d'altronde, la stampa è sempre spietata verso tutti e a Tevez ciò non spaventa più di tanto. Allo Utd deve confrontarsi con una concorrenza spietata perché quel Manchester è una squadra costruita per vincere ma tutti devono fare i conti con la grinta dell'argentino che, anche in allenamento, non molla un centimetro tanto da diventare uno dei pupilli di Ferguson. Allo Utd terminerà la stagione vincendo una Premier e una Champions, alla cui finale partecipa da titolare e in cui siglerà il primo penalty. Per Tevez è un sogno che si realizza, dal barrio di Fuerte Apache a Mosca dove si trova sul tetto d'Europa da protagonista. 

Carlos dopo aver vinto tutto allo Utd si trasferisce da prima al City e successivamente passa in Italia alla Juventus dove può finalmente, con un calcio del tutto diverso da quello inglese, confrontarsi con le difese italiane temute da tutti i grandi attaccanti. Alla Juventus Tevez arriva con molte critiche nei suoi confronti, secondo tutti è un giocatore finito, spentosi dopo la parentesi Utd ma la storia dirà diversamente e tutte le sue doti possono emergere semplicemente dal gol segnato al Parma in campionato il 9 novembre 2014, inoltre ritorna al gol in champions contro il Malmo mettendo fine ad un digiuno durato 5 anni. La juve sembra averlo ringiovanito e coi bianconeri vincerà due scudetti, una supercoppa e una coppa italia, sfiorando l'impresa della champions che gli viene soffiata dal Barcellona.

Dopo la miglior stagione individuale della sua carriera decide che ha già dato tutto per il calcio europeo e preferisce tornare a casa sua al Boca. Qui, nell'ultima partita contro il Gimnasia allenato dal Pibe de oro Diego Armando Maradona, scambia uno dei momenti più alti a livello personale infatti,a fine primo tempo quando ormai grazie ad un suo gol è ipotecata la vittoria del campionato, l'Apache si avvicina a Maradona e lo bacia in bocca, un bacio in cui è presente tutta la sua vita, i dolori, le ansie, la depressione, le lotte e soprattutto il cuore che appartiene alla bombonera, così come quello del suo idolo nonché padre calcistico.

La vita non puoi controllarla ma puoi continuare ad andare avanti senza mai fermati per raggiungere i tuoi obiettivi, mettendoci cuore e passione, così come ha fatto quel ragazzino venuto da Fuerte Apache che annuncia in questi giorni il suo ritiro dal calcio giocato.

Fonte: l'autore Ermanno Ceruetto

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