Sport e politica: quando i governanti si girano dall’altra parte. 2ª

Manon Aubry in difesa dei diritti umani dei lavoratori nei cantieri dei prossimi Mondiali in Qatar. In 10 anni 6.750 morti accertate e turni di lavoro disumani

di Fabio Faiola
Fabio Faiola
(80 articoli pubblicati)

Continua il viaggio verso i Mondiali del Qatar 2022 (dal 21-11 al 18-12-2022) attraverso le parole dell'unica vera leader, rimasta sulla terra, della Sinistra Mondiale, la quale ad appena 31 anni sta dimostrando di essere un'autentica  spina nel fianco delle multinazionali che pensano solo al profitto e mai agli esseri umani. Manon Aubry una donna francese alla riscossa. 

Le responsabilità della Francia e dell'UE

La Francia, l'Unione Europea e le organizzazioni internazionali devono richiamare la responsabilità del Qatar con tutti i mezzi diplomatici possibili. Ma sono anche le nostre aziende che devono intervenire direttamente. Non si possono più lasciare impunite le violazioni dei diritti umani, a cui partecipano e da cui traggono profitto. 

Questo è il senso della mia lotta contro l'impunità delle multinazionali a livello europeo. I cantieri non si costruiscono da soli. Le imprese europee, almeno quelle, dovrebbero dare conto della protezione dei loro dipendenti, e mi riferisco in primis a quelle francesi come la Vinci, la RATAP, la Bouygues e la Keolis

Questo è l'obiettivo del dovere di vigilanza che desidero porre in essere a livello europeo: ritenere finalmente responsabili e colpevoli tali imprese e permettere alle vittime di accedere alle giustizia. In tutto il Mondo gli amanti dello sport si mobilitano per denunciare questa situazione. Anche le squadre nazionali della Germania, Norvegia e dell'Olanda hanno preso posizione contro lo sfruttamento dei lavoratori. Quindi ora che facciamo?

Boicottaggio si o no?

La questione del boicottaggio, ampiamente discussa nei media da qualche settimana, è ovviamente legittima, ma in pratica non cambierebbe le condizioni di lavoro  in Qatar. Boicottare la manifestazione iridata potrebbe essere controproducente per gli operai stessi, perché li priverebbe dell'unica leva d'influenza che hanno in loro possesso (oltre a privarci della coppa del Mondo). 

La mia sensazione è che, al contrario, bisogna cogliere l'opportunità dei Mondiali per trasformare concretamente le condizioni di lavoro in Qatar, ma anche cambiare in modo sostenibile le pratiche nel calcio moderno, ritenendo direttamente responsabili FIFA, Federazioni nazionali, sponsor e Imprese. Ed è li che abbiamo bisogno del tuo contributo, caro tifoso e non. 

Bisogna denunciare le aziende che traggono vantaggio da questa schiavitù a cominciare dall'impresa Vinci. Chiedendo conto alla FIFA del perché abbia chiuso gli occhi sin dal principio, ed esortandola per il futuro al rispetto dei diritti umani per l'assegnazione dei Campionati mondiali. Affrontando gli sponsor, complici indiretti, come Nike, Adidas, Coca-Cola, McDonald's ecc. ecc. e non assecondandoli nella loro ricerca dei profitti a qualsiasi costo. 

In questa battaglia, la partecipazione dei cittadini è fondamentale. Le aziende devono capire che sono sotto la lente d'ingrandimento e che non possono più fare come gli pare. Lo scandalo della Superlega lo ha ricordato: quando i tifosi alzano la testa per difendere i valori dello sport, possono ottenere ogni cosa. Per concludere invito tutti coloro che amano il calcio, come i club dilettantistici, i tifosi e gli allenatori a mobilitarsi per interpellare la FIFA e le imprese coinvolte.

 Vogliamo tutti una bella coppa del Mondo, con grandi giocatori e partite spettacolo, ma non a discapito dei diritti umani, perché il calcio non si gioca sui cadaveri

Fonte: l'autore Fabio Faiola

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