Il Grande Torino continua a vivere nel ricordo dei suoi tifosi.

Sono passati 72 anni dalla tragedia di Superga, ma nessuno ha mai dimenticato quella squadra che rese l'Italia e gli italiani fieri di esserlo.

di Fabio Faiola
Fabio Faiola
(85 articoli pubblicati)

Il fatto

Il 4 maggio del 1949, alle ore 17:03: i ragazzi del Grande Torino volarono in cielo, poichè l'aeroplano su cui viaggiavano si schiantò contro la collina della basilica di Superga, che provocò la morte di tutti i 31 passeggeri a bordo. La squadra dell'allora presidente Ferruccio Novo (un padre) non c'era più, perchè quel maledetto volo si prese la vita di giocatori, giornalisti, manager ,  massaggiatori e dell'equipaggio intero. Quegli uomini rappresentavano il riscatto sociale, sportivo e civile di un'  intera Nazione, che in massa si identificò in essi per dimenticare la seconda Guerra Mondiale.

L'amichevole contro il Benfica

I granata stavano tornando a casa dopo aver giocato un'amichevole contro il Benfica, disputata per aiutare economicamente il capitano dei portoghesi Ferreira. I piemontesi oltre ad essere la formazione più forte del Mondo, rappresentavano per la maggior parte dei componenti anche la nazionale azzurra, all'epoca guidata dall'indimenticabile ct. Vittorio Pozzo, che per sua fortuna evitò quel viaggio per dare il posto ad un giornalista di "La Nuova Stampa".

L'incidente

Quel pomeriggio c'era la nebbia accompagnata da una fitta ed intensa pioggia, e in  un attimo  avvenne lo schianto, devastante e mortale. Inizialmente il sinistro venne addebitato all'errore umano del pilota Pierluigi Meroni, ma in realtà le indagini successive scagionarono del tutto l'onorabilità e la professionalità dello stesso, in quanto si scoprì che l'altimetro si era bloccato ai 2000 metri impedendo al povero Meroni di capire la reale altezza al momento dell'impatto con la collina di Superga, che si trovava a 600 metri d'altezza. 

All'improvviso sparì la nebbia e il conducente non ebbe nemmeno il tempo di virare per evitare lo scontro frontale, lasciando sulla terra moglie e tre figli piccolissimi. Quando arrivarono i primi soccorritori, trovarono una scena straziante: corpi sparsi ovunque, riconosciuti con grande fatica dal tecnico Pozzo, effetti personali come la foto dello stadio di Lisbona insieme al libretto universitario del giovane Bagicalupo (appena 25enne). 

Tra i giocatori miracolati che non presero quel volo ricordiamo il secondo portiere Renato Gandolfi, Sauro Tomà, Luigi Giuliano ed il giovanissimo Luigi Gandolfi. Non salirono a bordo nemmeno il radiocronista Nicolò Carosio, il succitato Vittorio Pozzo ed il celebre allenatore della Lazio dello scudetto del 1974 Tommaso Maestrelli, ed infine una broncopolmonite salvò il Presidente Ferruccio Novo che restò a casa per curarsi.

 L'eco della tragedia giunse in ogni parte del pianeta e la commozione fu indicibile, tanto che una squadra brasiliana scese in campo con la maglia del toro. Al Torino venne assegnato d'ufficio, dopo averne vinti 4 consecutivi,  il 5º scudetto a quattro giornate dalla fine, nelle quali scesero in campo i ragazzi della Primavera, che al debutto piansero a dirotto come era giusto che fosse. 

Il commiato

Al corteo funebre di Piazza Duomo parteciparono tra le 500 e 600 mila persone, quando all'epoca la città ne contava 718.697. Per lo Stato era presente Giulio Andreotti. Celebre fu la citazione di Indro Montanelli sul Corriere della Sera del 7 maggio 1949 "Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede". E cosi i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta.

 Erano persone vere, autentiche, sopravvissute a 2 guerre, con una forte tempra ed un encomiabile spirito di sacrificio e pari umiltà, amate e benvolute da chiunque nel Globo.

I caduti di Superga

Calciatori: Bacigalupo, Dino Ballarin, Aldo Ballarin, Maroso, Operto, Rigamonti, Shubert, Castigliano, Fadini, Grezar, Loik, Martelli, Menti, Ossola, Revelli Grava, Gabetto e Mazzola.

Staff: Erbstein, Lievesley, Cortina, Agnisetta, Civalleri e Bonaiuti.

Giornalisti: Casalbore (Tuttosport), Renato Tosatti della Gazzetta del Popolo (papà di Giorgio Tosatti), Cavallero (La Nuova Stampa).

Equipaggio: Meroni, Bianciardi, D'Incà, Pangrazzi. 

Eterno riposo!

Fonte: l'autore Fabio Faiola

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