José Mourinho è sempre special

Al di là dei risultati le qualità individuali dell'allenatore sanno sempre metterlo al centro della scena

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(153 articoli pubblicati)

Capire cosa sia possibile aggiungere sulla figura di José Mourinho non è certo cosa semplice. 

Per misurarne il carisma  basterebbe da solo il fatto noto a tutti di come egli si sia autoproclamato "special one" agli albori delle prima esperienza londinese sponda Chelsea; correva allora l'anno 2004 quando il portoghese, fresco vincitore della Champions League alla guida del Porto venne chiamato da Roman Abramovich per dar vita ad un ciclo vincente.

Da allora ad oggi tempo ne è passato molto e quanto fatto dall'allenatore di Setùbal è già entrato nella storia del calcio mondiale. In molti però ne hanno sottolineato la fase "calante" culminata con l'esperienza alla guida del Tottenham e da questo punto di vista l'incarico di allenare la Roma sembrava l'opportunità giusta di riscatto in un luogo che profuma d'eterno ad ogni angolo.

Dopo la "sbornia" iniziale da sogno e son desto sono bastati però alcuni risultati negativi (più o meno sorprendenti) perché certa critica tornasse a sollevare dubbi sulla scelta fatta dalla famiglia Friedkin.

Eppure essere "messo con le spalle al muro" non è per Mourinho di certo motivo di preoccupazione.

Anche dal "rumore dei nemici" è però passata molta acqua sotto i ponti e pure il tecnico del triplete sembra cambiato riseptto all'esperienza interista ma la mutazione è forse solo più di forma che di sostanza. 

Mou non è più quello delle "manette" e le sue conferenze stampa sono molto più al "miele" rispetto a dieci anni orsono e dato che viviamo sempre più immersi (forse sarebbe meglio dire sommersi) in un mondo di immagini se si presta bene attenzione si potrà recepire come anche i canali social dello "special one" ci restituiscano un'immagine lontana da certi ricordi. 

Eppure Mou è sempre Mou. Forse una versione di sé 2.0  al passo coi tempi visto che l'abilità comunicativa non è certo inferiore a quella di stratega sul campo e quindi se Felix Afena - Gyan diventerà un grande campione il ruolo del pigmalione (quanto meno a livello mediatico) sarà sempre di Mou e se la Roma in questa stagione non saprà arrivare tra le prime quattro in campionato la responsabilità sarà di quei giocatori non all'altezza del proprio ruolo mandati in campo nella disfatta dimostrativa in terra norvegese contro il Bodo/Glimt.

Perché se una cosa non manca mai all'ex tecnico dell'Inter è la capacità di mettere in evidenza il proprio pensiero e così in quel 6 a 0 riportato in Conference League dove furono schierate le seconde linee (non giudicate all'altezza) è contenuto il messaggio chiaro su dove siano chiaramente le colpe e i limiti della squadra a detta del proprio allenatore 

Si è detto prima di un Mourinho più accondiscendente eppure il gesto sopra descritto ci riporta una figura che sa essere sempre divisiva per compattare ed unire chi è dalla "sua parte" contro chi non lo è.

Questo è quanto accadde anche ai tempi dell'avventura milanese ed è forse questo anche uno dei tanti motivi che resero possibile quell'impresa sportiva leggendaria. All'epoca i calciatori neroazzuri avrebbero dato l'anima per il proprio condottiero ma probabilmente anche se in soli dieci anni il mondo del calcio (e non solo quello) è cambiato radicalmente. Sembra sempre più complicato trovare calciatori quali Zanetti, Cambiasso, Milito, Materazzi (per citarne alcuni) pronti a sacrificare la propria individualità per un allenatore.

E' facile constatare come oggigiorno sia sempre più difficile trovare atleti che diano priorità ad un progetto sportivo "faticoso" rispetto ad una  loro "storia su Instagram".

Queste sono considerazioni di una realtà che è mutata in fretta e forse di una contemporaneità in cui a cambiare è stato il contesto e non il protagonista. 

Se è vero poi che non bisogna essere speciali per tutti ma basta esserlo per qualcuno siamo convinti che per i tifosi della propria squadra Mou lo sarà sempre.

Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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1 COMMENTI

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  1. leamala - 1 settimana

    *errata corrige: il risultato di Bodo/Glimt – Roma fu 6 a 1 e non 6 a 0 come erroneamente da me scritto nell’articolo

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