Parma amarcord: Nevio Scala ed i suoi figlioli

Quando oltre ad essere grandi tecnici si è pure grandi uomini, si rimane nel cuore della gente. E Nevio Scala ne è l'esempio.

di Sara Tombolato
Sara Tombolato
(8 articoli pubblicati)
Scala

Domenica pomeriggio mentre ascoltavo come di consueto “Tutto il calcio minuto per minuto” è intervenuto ai microfoni della trasmissione Nevio Scala, storico allenatore padovano del “Parma dei miracoli”. Sentire la sua voce pacata, è stato come ricevere una boccata di ossigeno in un mondo calcistico dominato da troppo rumore. Nevio Scala è stato uno dei grandi protagonisti degli anni ’90, portando una piccola provinciale dalla serie B all’Europa con una rosa di nomi inizialmente sconosciuti ma che successivamente hanno trovato posto anche nella nazionale azzurra. Una squadra simpatica e travolgente che probabilmente proprio per il fatto di non avere pressioni di sorta ma di giocare per il “gusto di partecipare” è riuscita per anni a tener testa alle grandi e ad accaparrarsi un bel numero di simpatizzanti tra i tifosi di altre squadre blasonate. In un’intervista rilasciata al Guerin Sportivo subito dopo la promozione nella massima serie veniva chiesto all’allenatore come avrebbe voluto il Parma futuro.  La risposta in pieno stile Scala fu testualmente “Gli stranieri? No, non mi piacciono tanto e visto che i Gullit e i Van Basten sono già occupati preferisco gettarmi decisamente sul… tricolore. E’ una prerogativa che vorremo consolidare, e poi una squadra tutta italiana sono convinto che possa infondere simpatia a tutti gli sportivi”.  Una dichiarazione che in parte fu mantenuta, poiché gran parte degli appassionati di calcio ricordano che il vero zoccolo duro della squadra che brillò in Italia e raggiunse il tetto d’Europa era formata da un gruppo di bricconcelli “nostrani”: il talentuoso Melli, gli affidabili difensori Appolloni e Minotti, il “chiomato” Marco Osio e il saggio Zoratto. E’ comunque doveroso riconoscere che le vittorie ed i successi dei crociati  arrivarono anche grazie alle grandi prestazioni di Grun, ai goal di Brolin e all’impegno di tutti i calciatori stranieri e non che in quegli anni presero parte all’impresa. Ed in un momento in cui la squadra emiliana si trova nelle ultime posizioni della classifica di serie A, ricordare i momenti gloriosi passati può essere doloroso ma nello stesso tempo può regalare tanta speranza ai suoi tifosi.

Fonte: l'autore Sara Tombolato

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