Andrea Ranocchia : il gregario scambiato per capitano.

L'ennesima conferma che l'essere gregario, in alcune situazioni e per alcuni uomini, possa essere una valorizzazione anziché una denigrazione

di Alessandro Gagliarducci
Alessandro Gagliarducci
(22 articoli pubblicati)
Spalletti Ranocchia

Nel mondo dello sport, come nella vita quotidiana, esistono persone che sono naturalmente portate alla leadership, al reggere la pressione, ad essere "attaccanti veri" e persone che amano rimanere nelle retrovie, che contribuiscono alla vittoria o alla prestazione in altri modi: quelle che si dice facciano il lavoro nascosto. L'esempio più eclatante è quello del Ciclismo, nel quale esistono due categorie di corridori:il gregario, che lavorano nella parte iniziale della corsa, dedicati ad un particolare compito al fine di facilitare la squadra ed il proprio capitano; e il capitano, che hanno l'obiettivo di finalizzare il lavoro della squadra, entrando in azione soltanto l'ultima parte della gara.

Vi sono esempi simili anche in altri sport. Ad esempio nelle gare di corsa dell'Atletica Leggera: le così dette lepri, sono corridori che aprono la strada ad i propri "capisquadra" per aiutarli nella parte finale della manifestazione. In minor numero ci sono situazioni simili nello Sci di Fondo, nel Biathlon e in generale in tutti quegli sport in cui abbia senso sacrificare una "pedina" per far vincere un altro concorrente (gli "ordini di scuderia" della Formula 1). Inoltre il tanto decantato"sesto uomo" del Basket, potrebbe essere un qualcosa che ricorda lontanamente quel che stiamo dicendo.

Se volessimo trovare un qualcosa di simile nel mondo del Calcio, quale potrebbe essere un concetto  simile all'idea di "gregario" :  ciò che mi viene in mente è quello che viene comunemente chiamato "Uomo Spogliatoio". Ed una volta trovata tale definizione,vogliamo chiederci come viene scelta tale persona? Come viene identificata in una squadra?

In generale credo che non avvenga una "investitura ufficiale" :a volte è frutto della normale prosecuzione degli eventi, in altri casi è un giocatore stesso che accetta tale ruolo (magari in accordo con il mister, guardando anche la sua età anagrafica), in alcune occasioni un giocatore viene acquistato soltanto per questo motivo.

Di particolare interesse è invece il caso di Andrea Ranocchia: nella sua avventura all'Inter il difensore umbro ha infatti ricoperto sia il grado di gregario, sia il grado di capitano.
Voi direte che non è un caso isolato: molte volte un giocatore cresce di esperienza e diviene con il passare delle stagioni, un punto di riferimento in campo.
La storia del numero 23 però ci racconta una cosa diversa: come in un caso alla  Benjamin Button, egli è passato dall'essere capitano (ereditando la pesantissima fascia di Zanetti), a diventare una "riserva" in tutto e per tutto.

Ranocchia, affermandosi in coppia con Bonucci nel Bari di Ventura, arriva all'Inter nel 2011, diventando nel 2014 capitano. Da quel momento, il difensore comincia ad inanellare una serie di prestazioni deludenti, condite anche da errori madornali, segno che quella fascia sembra pesargli sia nelle gambe che nel morale. Questa parabola discendente si conclude nel 2016, quando perde prima la fascia a favore di Mauro Icardi,ed infine viene ceduto in prestito prima alla Sampdoria, poi all' Hull City.

Nell'estate 2017, si presenta in ritiro da giocatore in "fine prestito", e sicuro partente nella stagione successiva. Invece Luciano Spalletti, prende da parte Ranocchia e gli comunica la sua volontà di puntare su di lui come uomo squadra: viene insignito dei gradi di vice-capitano,  diventa parte integrante del progetto tattico (come primo cambio in difesa e seconda punta in situazioni di svantaggio), ed è lui uno dei pochi autorizzato a parlare prima delle gare importanti. In questo nuovo ruolo, Ranocchia sembra rinato: sia per le volte in cui è stato chiamato in causa, sia per le volte in cui ci ha messo la faccia nel periodo negativo della squadra.

Che sia questa la dimensione di questo giocatore? Di sicuro in questa stagione, dal punto di vista della tifoseria, Ranocchia è uno dei più amati dalla curva, con un percorso simile a Marco Materazzi: un altro "numero 23", che nell'anno del Triplete divenne gregario, e idolo di tutti.

Fonte: l'autore Alessandro Gagliarducci

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