Borja Valero, l’uomo e il calciatore.

Una gemma rara, in un mondo come quello del calcio odierno, dove i

di Massimiliano Cerbai
Massimiliano Cerbai
(27 articoli pubblicati)

Era l'estate del 2012, a Firenze la società viola (grazie anche a precise richieste dei tifosi), decise di cambiare modo di fare calcio.

Arrivò un nuovo Direttore Sportivo nella persona di Daniele Prade' che prese l'allenatore emergente di allora ovvero Vincenzo Montella, che si fece acquistare tanti giocatori di talento, gente dai piedi buoni anche se non giovanissimi, come, tra gli altri, Pizarro, Joaquin, Aquilani e il duo dal Villareal, Gonzalo Rodriguez e Borja Valero.

Quest'ultimo si contraddistinse subito per la sua eleganza nel nuovo centrocampo viola, un giocatore molto tecnico, ma anche molto dinamico, adattissimo per un gioco basato sul possesso palla e sul pressing, che lui e Pizarro sapevano interpretare con maestria.

E fin qui direi che non fu una sorpresa, il Borja calciatore, ma invece fu una piacevolissima scoperta, il Borja Valero uomo, il quale si calo' anima e corpo in questa nuova avventura fiorentina, sempre in compagnia di sua moglie Rocio Rodriguez e del figlioletto Alvaro, che venne proprio adottato dai tifosi viola, in quanto già da piccolissimo, imparò a mente l'inno viola e si fece regalare dai genitori la maglia viola col numero di suo padre, dalla quale non si separava mai, (gustosi siparietti infatti sul web con sua madre, che non sapeva come fare per lavargliela).

Non passava giorno che la famiglia Valero non pubblicasse tweet o storie su Instagram riguardanti Firenze, la sua storia e la sua gente. Li potevi trovare con facilità in centro a passeggiare tra i monumenti, oppure al supermercato, ma anche partecipare ad eventi sportivi , culturali e di beneficenza che di volta in volta si svolgevano in città.

Lo spagnolo si fece tatuare le coordinate del Ponte Vecchio sul braccio come segno di fedeltà eterna alla città del Rinascimento, che lui scelse (parole sue) come "Il mio posto nel mondo".

Tutte queste sue dimostrazioni di amore per la città toscana, insieme alla sua eleganza in campo, gli valsero l'appellativo di "Sindaco", tant'e' che in più di un'occasione il vero Sindaco di Firenze (Dario Nardella) si tolse la fascia tricolore, per mettergliela al collo.

Nel 2017 però ci fu il divorzio, voluto dal DS Pantaleo Corvino col quale non aveva ottimi rapporti, e l'approdo all'Inter, dove anche lì dette dimostrazione di grande professionalità e serietà, tant'e' che durante un incontro al Franchi siglò il gol dell'ex .

Nel 2020 il ritorno a Firenze (con Prade' come DS) da svincolato, una stagione tra alti e bassi costellata da infortuni, che hanno portato la Società Viola a non rinnovargli il contratto e quindi quando sembrava che dovesse appendere le scarpette al chiodo, lo spagnolo non ha smesso di stupire, accettando la corte di un particolarissimo club dilettantistico fiorentino, con squadre maschili e femminili il Centro Storico Lebowski.

Centro Storico perché tutto è nato in piazza d'Azeglio, in mezzo a Firenze. E Lebowski deriva da Jeffrey Lebowski, un personaggio dei fratelli Coen: Un gran fannullone, assiduo fumatore di marijuana, ma con la voglia di farsi giustizia da solo davanti ai soprusi ricevuti.

Il Centro Storico Lebowski  è prima di tutto degli Ultimi, che sono il cuore di tutto ciò che fanno; è di chi taglia l’erba del campo prima delle partite, di chi organizza le feste per portare i soldi per iscriversi al campionato, di chi fa le collette per autofinanziare il materiale sportivo, di chi pulisce la sede, di chi raccoglie i palloni dopo l’allenamento, di chi porta con passione e rispetto i suoi colori in campo.

Vien da sé quindi che una persona come Borja ci sta benissimo, uno che non ha mai fatto questioni economiche in sede di rinnovo di contratto, che legge Mandela, che e'sempre in prima fila per l'Ospedalino Pediatrico Meyer di Firenze, non poteva che scegliere una realtà del genere, tant'e' che al primo allenamento e'arrivato in Vespa...

Lunga vita Sindaco a te e famiglia, fulgido esempio di un calcio che ahimè e'quasi estinto.

Fonte: l'autore Massimiliano Cerbai

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