Nandez, niente scuse: il rispetto è un’altra cosa

La decisione del giocatore di non partire per l'amichevole di Mallorca e la giustificazione che ha proposto meritano una riflessione.

di Fanny Boninu
Fanny Boninu
(37 articoli pubblicati)

“Non avevo alternative”. Con queste parole Nahitan Nandez ha giustificato la scelta di non partire per Mallorca con i compagni nel giorno dell’ultima amichevole di precampionato. Ha insomma chiesto scusa, dichiarato amore e rispetto per maglia e tifoseria, ma ha comunque difeso un gesto quantomeno discutibile, in nome della “parola d’onore” che il presidente gli aveva dato. Senza dimenticare di trascinare in questo polverone anche i compagni, che pare lo abbiano capito, in un momento in cui lo spogliatoio sembra essersi armonizzato anche grazie all’intervento determinante di mister Semplici.


Che Nandez abbia giocato dando sempre il massimo, con la passione e la grinta negli occhi, proponendosi spesso come il motore dell’intera squadra, non è certo in discussione. E d’altra parte non sappiamo quali siano stati gli esatti termini degli accordi con Giulini, che gli avrebbe promesso una big in premio in caso di salvezza. Sembra tuttavia difficile immaginare, soprattutto in anni così delicati come quelli del Covid, che hanno fortemente pesato sulle casse rossoblù e non solo, che il club possa aver  pensato di vendere un pezzo pregiato a prezzi da discount. E questo non poteva sfuggire nemmeno a Nandez e agente, data la firma di una clausola rescissoria di 36 milioni.
Ma al di là della questione economica, stridono quelle belle parole d’amore e di gratitudine di un giocatore che punta i piedi per la cessione non rispettando il proprio dovere, che è quello di seguire gli impegni della propria squadra finché si è tesserati. Perché qui non si arriva a fare discorsi d’amore, che sono un’altra cosa. Non si parla neanche di affetto per dei tifosi che l’hanno effettivamente sostenuto, per una città che l’ha accolto, di gratitudine reale e profonda per una piazza che l’ha lanciato verso orizzonti che potrà considerare più prestigiosi. No, non si parla di sentimenti, quelli in genere appartengono a chi li dimostra e li racconta spesso con sobrietà, ingoiando anche il boccone amaro di costanti critiche, e al Cagliari qualche giocatore così c'è già, salvo eventuali ripensamenti che non si possono mai escludere. Qui si parla di rispetto. Perché al di là delle scuse e delle giustificazioni, non onorare i propri impegni, oltre che totalmente lontano dai sentimentalismi, è irrispettoso e poco professionale per un atleta di questi livelli.

Fonte: l'autore Fanny Boninu

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