Cagliari 2020-21: una rivoluzione…Semplice!

Una stagione faticosissima ed emozionante, un gruppo ed un allenatore che con umiltà hanno sfidato le aspettative e regalato una salvezza a tratti insperata.

di Fanny Boninu
Fanny Boninu
(22 articoli pubblicati)

Ogni anno il campionato è un perfetto mix di aspettative, emozioni e colpi di scena. I suoi tifosi lasciano le spiagge per affollare stadi, bar e case di amici e seguire la propria squadra del cuore, fare pronostici, gioire, discutere tra una birra e qualche patatina. Quest’anno è mancato lo stadio, è mancata la socialità ma sicuramente non sono mancate le sorprese. E il Cagliari, dall’inizio alla fine, non ha mai smesso di offrire una stagione da tachicardia.


Immaginiamo questo torneo come un viaggio, di quelli con le navi in balia delle onde e del tempo che si muovono ritmicamente tra i flutti, ora affondando, ora riemergendo con tenacia. Il Cagliari è salpato con mille aspettative, da un porto che si preparava a vedergli fare il definitivo salto di qualità. A guidare l’equipaggio un allenatore ambizioso, che solo alcuni anni prima aveva portato la Roma in semifinale di Champions League: Eusebio Di Francesco. Se un inizio un po’ lento era sicuramente giustificabile date le prime difficoltà di adattamento e alcuni tentativi di sperimentazione, col tempo la squadra ha iniziato a dimostrare le prime fragilità. Complice l’infortunio di un giocatore fondamentale per gli equilibri a cantrocampo come Marko Rog, la nave ha iniziato a farsi passivamente travolgere dalle prestazioni avversarie e ad imbarcare rovinosamente acqua. Decisiva la partita persa in casa contro il Torino, alla ventitreesima giornata: la squadra crolla in zona retrocessione dopo essere stata sconfitta da una diretta concorrente per la permanenza in A.
Con soli 15 punti a girone di ritorno avviato, è il momento di cambiare guida: ritorno in Sardegna per il ds Capozucca che sostituisce Carta, timone in mano all’unico allenatore disposto a prendere sulle sue spalle una situazione ampiamente compromessa, ossia Leonardo Semplici.

Pronti, via! la squadra batte il Crotone ultimo in classifica, si riinizia a sperare. Ma subito l’ombra delle sconfitte torna ad oscurare il cielo rossoblù. Gli stessi protagonisti affermano di essersi sentiti veramente sull’orlo della retrocessione dopo le partite contro Juventus e Verona. Poi la svolta, in un momento delicatissimo. In un Cagliari-Parma di fuoco in cui entrambe le squadre combattono disperatamente, con le unghie e con il cuore, per un posto sulla rotta della Serie A, il pareggio e poi la vittoria dei padroni di casa in pieno recupero cambiano la storia. La nave arriva in porto strapazzata ma salva alla penultima giornata di campionato, poche ore prima di un Milan-Cagliari di grande intensità.

I meriti di quella che è a tutti gli effetti un’impresa? Di tutti, poiché tutti hanno dimostrato il coraggio e la passione necessari ad andare contro un destino che sembrava irrimediabilmente segnato. Ma un riconoscimento speciale va senza dubbio al mister, che ha compiuto l’impresa di rimettere in piedi un gruppo scoraggiato, di aver proposto un gioco più essenziale ma senza dubbio più efficace, facendo sentire ogni giocatore parte fondamentale della causa ed esaltandone le qualità. Un’impresa meno “semplice” di quanto si possa pensare.

È vero che non si può confermare un allenatore per gratitudine, ma è vero che se si è grati a qualcuno che ha a che fare con un vero e proprio miracolo qualche merito lo avrà pure avuto. E se avere l’ambizione di far compiere ad un’ottima rosa un passo in avanti è più che legittimo, provare a ripartire da buone fondamenta, come in questo caso, può essere una garanzia. Per evitare, anche l’anno prossimo, di sperare di non affondare per l’ennesimo prodigio.

Fonte: l'autore Fanny Boninu

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