In ricordo di Ivan Ruggeri, presidente dell’Atalanta dal 1994 al 2008

Sono passati cinque anni da quel 6 Aprile 2013, quando Ivan Ruggeri perse la vita dopo aver combattuto per cinque anni contro una malattia. Ecco la sua storia

di Filippo davide Di santo
Filippo davide Di santo
(119 articoli pubblicati)
Ivan Ruggeri

Sono passati dieci anni da quel gennaio del 2008, quando un’emorragia celebrale ha iniziato a portare Ivan Ruggeri via dalla sua famiglia, dall’Atalanta, e dai tantissimi bergamaschi che gli volevano bene. Se Ivan fosse ancora in vita sarebbe felicissimo di vedere la sua "Dea" lì tra le grandi, anche se le "chiavi di casa" sono passate di mano: la sentirebbe ancora sua come la può sentire chi l’Atalanta ce l’ha dentro, tatuata, impressa.

SEMPRE IN SELLA, SENZA FARE FOLLIE. Nato il 14 Ottobre del 1944 a Telgate, comincia a lavorare, sin da giovanissimo, come rappresentante della piccola ditta a conduzione familiare concentrando in seguito le proprie energie sul recupero dei materiali plastici, riuscendo ad aprire la prima fabbrica. Quando l’Atalanta vince la Coppa Italia, nel 1963, lui è già un uomo di sport. Ma invece che dare calci a un pallone o controllare bilanci per evitare che il pallone si sgonfi, è in sella ad una bicicletta. Il giovane Ivan Ruggeri è un velocista promettente, anche a livello internazionale. Dal 1965 in poi la passione per la bici lascia spazio al lavoro e ad altre conquiste, dai pedali si passa al pallone. Nel basket, non solo nel calcio: per anni dirigente del Celana, va anche a canestro con la Binova, come vice presidente dell’unica squadra di Bergamo che sia mai riuscita a conquistare la promozione in serie A1. Ma poi Ivan Ruggeri si mette a pensare seriamente all’Atalanta. Nel 1977 (all’età di 33 anni) quando entra per la prima volta in società, rilevando la quota azionaria da Sergio Nessi.

E probabilmente sarebbe diventato presidente già nel 1980, se Achille Bortolotti non avesse scelto di continuare con la gestione della famiglia, affidando l’incarico a suo figlio Cesare. Passano altri 14 anni, poi Ruggeri riesce a diventare il numero uno della società nerazzurra, dopo essere andato vicino all’acquisto del Bologna prima e del Verona poi. Cominciò a guidare l’Atalanta dal 1994 subentrando a Percassi, occupando gran parte del suo tempo: l’imprenditore che s’è fatto da sé occupandosi di plastica in diversi angoli del mondo, era pronto a farlo con la sua Atalanta. Atalanta che coinvolge anche i figli Alessandro e Francesca, che non perdono neanche una partita. Sempre sul pezzo quando si parla di bilanci: i costi vanno tenuti sotto controllo, senza scordarsi il settore giovanile. Il suo rapporto con la tifoseria non è stato certamente uno dei migliori: in particolare negli ultimi anni di presidenza (soprattutto con la Curva). Con lui l’Atalanta disputa 10 campionati di Serie A e 5 in Serie B: Le maggiori soddisfazioni durante la sua presidenza, sono state la finale di Coppa Italia 1995-1996 (persa contro la Fiorentina), l'ottimo campionato di Serie A 2000-2001 in cui l'Atalanta si classificò al settimo posto, oltre al record di punti in Serie A della stagione 2006-2007. Il 16 gennaio 2008, viene colpito da un'emorragia cerebrale, che lo costrinse a vivere gli ultimi cinque anni della sua vita in uno stato vegetativo. Dopo circa nove mesi di ricovero ospedaliero, la presidenza della società calcistica fu passata temporaneamente al figlio Alessandro, che a ventun anni divenne il presidente più giovane nella storia della Serie A. Il 6 aprile 2013 Ivan Ruggeri muore all'età di 68 anni nella sua villa di Monterosso.

Sono già cinque anni. Eppure sembra ancora oggi impossibile non vederlo seduto, quasi accartocciato per la tensione, sulla sua poltroncina, la prima a sinistra, davanti alla balaustra della vecchia tribuna d’onore, con Alessandro sempre alla sua destra. Gli anni passano, ma il ricordo non sbiadisce. Soprattutto per chi ha fatto la storia dell’Atalanta Bergamasca Calcio.

Festa per la Promozione in serie A nella
Fonte: l'autore Filippo davide Di santo

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