L’Atalanta va in Champions League, Bergamo lo era già

Dietro il clamoroso exploit della squadra dei Percassi, c'è la spinta di una città che da anni cresce per qualità della vita e presenze turistiche.

di Marcello Lavetti
Marcello Lavetti
(94 articoli pubblicati)
Atalanta BC v US Sassuolo - Serie A

Over the top.  Quando raggiungi la vetta del Monte Bianco, oltre ad ammirare il meraviglioso panorama che ti si presenta più in basso, puoi fare solo due cose: pensare di aver raggiunto la cima o puntare ad un obiettivo ancora più ambizioso. Così è stato per Bergamo prima e per l'Atalanta poi, ovvero quel senso di sfida che va oltre la soddisfazione per i risultati già conseguiti. Non ci fu solo un naturale appagamento dopo l'incredibile stagione 2016/17, quando Gasperini portò la squadra orobica al record di punti ed al quarto posto. La società decise di non fermarsi e rendere ancora più ambizioso il progetto, sul campo e fuori con i risultati  della gestione sportiva e  col nuovo stadio.

La passione di Christo e quella di Percassi.  Anno domini 2016, l'avvento di Christo (con l'acca, ci mancherebbe...). Proprio in quel periodo  Bergamo riuscì a far tesoro dell'incredibile successo riscosso dall'installazione temporanea sulla vicina costa bresciana del lago d'Iseo, quel Floating Piers che unì per un'estate il paese di Sulzano a Montisola e Isola di San Paolo, una meravigliosa passeggiata sospesi sulle acque del lago che attirò milioni di turisti da tutto il mondo. Ennesima genialata dell'artista americano di origine bulgara meglio conosciuto appunto col nome di Christo. Sulla spinta del clamoroso appeal della camminata lacustre, Bergamo diede lo sprint definitivo ad un comparto turistico che oggi la pone tra le mete più ambite da visitare in italia. Una tendenza già in atto grazie alla poderosa spinta dell'aeroporto di Orio al Serio e di alcune iniziative private come le nuove terme di San Pellegrino, che come molti altri progetti di successo in terra orobica (Oriocenter in primis) portano la firma proprio del principale fautore di quell'esempio di management sportivo chiamato Atalanta: Antonio Percassi. Il presidente nerazzurro è bergamasco e atalantino doc, prima da giocatore e poi da proprietario del club, e oggi è anche l'uomo immagine di questo autentico boom che trae linfa dal lavoro e dalla commistione tra passione dei tifosi, sviluppo cittadino e squadra. Miracolo? Assolutamente no, solo qualità nella programmazione e voglia di una visione più ambiziosa del futuro. E non vi era visionario più ambizioso e sagace di Gianpiero Gasperini, per poter dare corpo ad un ciclo che è già nella leggenda. 

A tutto Gasp. Perché sempre in quel magico 2016, si assiste alla nascita della più grande Atalanta di sempre, che in un triennio ha inanellato record forse ineguagliabili per la Dea, con due qualificazioni consecutive all'Europa League ed in ultimo quella in Champions League. Il tutto coniugando l'aspetto sportivo a quello prettamente finanziario, con cessioni illustri che non hanno mai indebolito la squadra ed anzi hanno consentito a Gasperini di attingere a piene mani dal vivaio atalantino (Caldara, Gagliardini,Conti, Bastoni, Barrow) e di valorizzare giocatori acquisiti a basso costo e poi diventati pezzi pregiatissimi del mercato che fu (Kessie, Cristante)  e che sarà (Hateboer, Castagne, Zapata, Freuler, De Roon). Immaginate un undici composto dai giocatori ceduti dalla Dea  negli ultimi tre anni scarsi, otterrete una squadra in grado di giocarsela agevolmente per i primi posti in serie A. Dietro ad un tale successo, c'è naturalmente uno staff di mercato di prim'ordine, capitanato dal mai troppo lodato Giovanni Sartori. L'amministratore delegato Luca Percassi, con il prezioso appoggio del factotum Spagnolo e con papà Antonio a monitorare la struttura, sono invece gli architetti di questo meraviglioso giocattolo che tra due anni avrà pure un nuovo stadio come teatro per le future imprese da compiere . Gasperini ha dotato la sua squadra di un gioco coraggioso ed offensivo, pressing a tutto campo e difensori altissimi. Ad esaltare questo meccanismo ecco la classe di due fuoriclasse come Papu Gomez e Ilicic, costati peraltro pochissimo come da tradizione di Zingonia. Bergamo e Atalanta, un duo da Champions League.

Fonte: l'autore Marcello Lavetti

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