Il “Mondo” si è fermato: è morto Emiliano Mondonico

Scompare a 71 anni, dopo una lotta per sette anni contro il cancro, Emiliano Mondonico: se ne va un pezzo di storia atalantina

di Filippo davide Di santo
Filippo davide Di santo
(119 articoli pubblicati)
Ciao Emiliano Mondonico

Una lotta contro il cancro che durò per sette anni, con la stessa grinta che metteva quando era in panchina. Purtroppo Emiliano Mondonico non è più tra di noi: se ne va un pezzo di storia di Atalanta e di Torino. Generoso, ribelle, spiazzante, mai banale. Dalla semifinale in Coppa delle Coppe con l'Atalanta nel 1988 che fece sognare i tifosi nerazzurri, alla finale di Coppa Uefa contro l'Ajax con il gesto della sedia alzata che divenne simbolo storico nella società granata. Ecco la sua storia.

Pane, salame e fantasia. Nato il 9 Marzo 1947 a Rivolta d’Adda, comincia ad appassionarsi al calcio fin da piccolo. La sua carriera di giocatore prima e allenatore poi sembra il gioco dell’oca: Cremonese (1966-1968), Torino (1968-1970), Atalanta (1971-1972), per poi allenarle negli anni successivi. In mezzo la sua Fiorentina, la squadra per cui tifava da ragazzo e di cui aveva nel portafoglio la tessera del tifoso, e la favola dell’Albinoleffe, che come tutte le favole ha un lieto fine. Emiliano Mondonico era pane, salame e fantasia. Tanto estroso da giocatore (si fece squalificare apposta per non perdere il concerto dei Rolling Stones), quanto da allenatore. Ma sempre un po' ribelle: ai grandi club preferisce le squadre piccole, le fa innamorare e poi le lascia. Salvo tornarci. Va dove gli porta il cuore “perché i sentimenti non retrocedono mai” ricordava al suo ritorno a Bergamo. Lui faceva parte della seconda schiera, amava la provincia, e adorava la sua campagna dove sorgeva la sua cascina a Rivolta d’Adda. I suoi giocatori o lo amano o lo odiano, e danno tutto per dimostrargli che ha torto. “L’importante è il risultato finale”, diceva.

E con l’Atalanta ricostruisce prima Stromberg e poi Montero, toglie Lentini dal dimenticatoio, vuole e lancia Vieri in Serie A (ragazzo scoperto nel vivaio del Torino), mette Inzaghi in condizione di diventare capocannoniere del campionato. Fortunato il suo fedelissimo in campo, Giacomo Randazzo il fratello nella vita societaria. Franco Previtali, il referente calcistico. E in panchina nessuno è come lui: Mondo sa leggere benissimo la partita e sa cambiare in corsa meglio di tutti. Con lui l’Atalanta vola in Europa, fino alla semifinale contro il Malines nel 1987-1988 nella Coppa Delle Coppe. Dal 1989 al 1990 porta l’Atalanta in Coppa Uefa: prima con un sesto posto, poi con un settimo. Nel 1990 ritorna al Torino, scrivendo un pezzo di storia della società granata: nel 1991-1992 arriva in finale di Coppa Uefa contro l’Ajax, pareggiando 2-2 al Delle Alpi e 0-0 ad Amsterdam con il Toro fermato dai pali.

Per non dimenticare la sua sedia alzata quando fu negato un rigore al Torino per un fallo su Cravero. Al termine della stagione 1993-1994 torna all’Atalanta dove conquista subito la promozione in Serie A, nel 1995-1996 conduce la “Dea” alla salvezza, ma soprattutto in finale di Coppa Italia: dove perde contro la Fiorentina. L’anno dopo Mondonico porta l’Atalanta al decimo posto eguagliando il record di punti della stagione 1947-1948 (44) con il tridente Lentini-Morfeo-Inzaghi. Il suo ciclo nerazzurro finisce nella stagione 1997-1998 con una retrocessione. Retrocessione che lo porta a ritornare al Toro dove conquista la promozione in Serie A, per poi retrocedere l’anno dopo nella stagione 1999-2000. Nella sua carriera di allenatore ha allenato anche squadre come: Napoli, Cosenza, Fiorentina e Albinoleffe.

Le più sentite condoglianze alla famiglia e a tutti coloro che volevano bene ad Emiliano: "Ciao Emiliano, salutaci Chicco e Ivan da lassù".

Fonte: l'autore Filippo davide Di santo

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