Giovanni Vavassori: l’ex difensore che fa giocare all’attacco

Uno dei mister rimasti nella storia dell'Atalanta: il difensore degli spareggi, il mister dei giovani

di Filippo davide Di santo
Filippo davide Di santo
(119 articoli pubblicati)
Giovanni Vavassori stagione 20022003

All'allenamento, a Zingonia, arrivava sempre in Panda. Eppure la sua Atalanta era una Ferrari: costruiva gioco e dava spettacolo con Doni, Carrera e i suoi giovani: Donati, Zauri, i gemelli Zenoni, Rossini centravanti. I ragazzi che aveva allenato nella Primavera Campione d'Italia hanno fatto faville: settimo posto al ritorno in Serie A, 15 partite senza sconfitte. In sintesi: Giovanni Vavassori.

"Lo stopper grintoso di Arcene". Vavassori nasce 16 Gennaio del 1952 ad Arcete, nell'Atalanta gioca come difensore centrale votato più a distruggere le difese che a costruire gioco (cosa che poi applicherà quando diventerà allenatore dell'Atalanta): stopper implacabile e libero, esuberante, tecnicamente bravo che a vederlo giocare mette i brividi. Un giovane difensore che aveva esordito in Coppa Italia a San Siro contro l'Inter marcando un certo Boninsegna: il bomber della Nazionale non vide palla quel giorno.  E via con gli spareggi per la promozione in Serie A del 1971, la maglia da titolare nella stagione 1971-1972 che manda lui, Magistrelli, Moro e Doldi nell'Under 21. Maglia nerazzurra che  ha vestito per 65 volte in questi due anni. Poi a Napoli (dove starà per cinque anni collezionando 94 presenze con un gol segnato nella stagione 75/76) un infortunio al ginocchio rischia di far concludere la sua carriera a soli 25 anni. Ma lui testardo, non si arrende e torna all'Atalanta e ci gioca altri sei campionati collezionando altre 172 presenze segnando 4 gol, prima di tornare in Serie A con il Cagliari nel 1982. La sua carriera da calciatore finisce nel 1985-1986 con il Campania.

L'ex difensore che giocava all'attacco. A fine carriera viene invitato dall'allora presidente Antonio Percassi (dal 1990 fino al 1994 prima del suo ritorno nel 2010) a prendersi cura del vivaio del Clusone. Lì comincia un'altra storia: inizia ad allenare nel 1990 nel fiorente settore giovanile dell'Atalanta, fino alla formazione Primavera, con cui vince numerosi trofei tra cui il titolo di Campione d'Italia nella stagione 1997-1998 battendo in finale la Roma per 1-0. Nel 1999 viene promosso allenatore della prima squadra che porta subito in Serie A arrivando al terzo posto, dando fiducia a molti giovani provenienti dal vivaio nerazzurro: i gemelli Zenoni, Pelizzoli, Pinardi, Bellini, Rustico, Rossini, Donati, e come ciliegina sulla torta (anche se non proveniente dal vivaio nerazzurro) il fatto di aver rigenerato un Cristiano Doni che nel 2002 giocherà il Mondiale. Al Vava, promosso in prima squadra dal settore giovanile, riesce quel che Guidolin nel 1993-1994 non era riuscito a fare: cambiare il calcio a Bergamo. Gioco a zona, organizzazione esasperata, progetto offensivo. Meglio vincere 7-6 che 1-0. La palla è meno pericolosa davanti alla porta avversaria che non davanti alla propria, Tutto alternando il lavoro a Zingonia con la vita ad Arcene, suo paese d'origine, e la passione per la caccia e dei cani da caccia.

Nel 2001 ha esaltato il pubblico nerazzurro facendo stanziare la squadra tra il secondo e il quarto posto per tutto il girone d'andata, per poi finire il campionato al settimo posto, sfiorando la qualificazione  alla Coppa Uefa, l'anno dopo ancora una salvezza tranquilla con un nono posto dove Cristiano Doni trascina la baracca con i suoi 16 gol (in un anno in cui il presidente Ruggeri ha investito tanto per rinforzare l'organico della squadra), ma nel 2003, anno "no" in cui la sua Atalanta dal bel gioco era solo un lontano ricordo, viene esonerato dal presidente Ruggeri dopo la sconfitta in casa del Perugia (l'Atalanta retrocesse quell'anno). La sua reazione è negativa, lasciando in malo modo la società nerazzurra . Dopo Bergamo ha allenato squadre del calibro di Ternana, Genoa, Avellino, Cesena, Verona e Pavia.

Fonte: l'autore Filippo davide Di santo

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