Russia 2018: il Mondiale dove le stelle stanno a guardare

L'edizione odierna sta mettendo in evidenza la predominanza del collettivo sul singolo, ma è davvero così?

di Stefano Boffa
Stefano Boffa
(198 articoli pubblicati)
Poland v Senegal Group H - 2018 FIFA Wor

Che il Mondiale di Russia 2018 sarebbe stato un torneo particolare lo si era capito dalle eliminazioni eccellenti di Italia, Olanda, Cile e Stati Uniti nelle qualificazioni, ma nessuno si sarebbe immaginato una kermesse pressoché deludente per gran parte delle stelle che vi hanno partecipato.

In un calcio atletico e fisico come quello moderno, molti fini palleggiatori e funamboli stanno trovando molte difficoltà nell'imporre il loro stile di gioco in una competizione dispendiosa a livello mentale e fisico come il Mondiale, salvo rare eccezioni. Ciò che fa storcere il naso ai puristi "nostalgici" della competizione è l'incredibile "normalizzazione" di giocatori considerati all'unanimità come "fenomeni" all'interno di un contesto estraneo ai loro club di appartenenza. Basti pensare ai vari Messi, Suarez, LewandowskiÖzil, Kroos, Neymar, Iniesta, Salah, Milinkovic-Savic e molti altri interpreti, autentici simboli del movimento calcistico attuale e giocatori imprescindibili per Nazionale e club che hanno faticato molto nel corso del torneo e, in alcuni casi, hanno lasciato la competizione nell'anonimato soccombendo prematuramente.

Emblematico, per l'occasione, è il caso di Robert Lewandowski, centravanti del Bayern Monaco, capocannoniere nelle qualificazioni al Mondiale con 16 gol ed autore di 41 gol nell'ultima stagione giocata tra campionato e coppe, nel corso del Mondiale è sembrato un imbolsito attaccante di provincia; oppure di Mesut Özil, tra i migliori trequartisti tuttora presenti nel panorama Mondiale ed elemento imprescindibile dello scacchiere di Arsenal e Germania come uomo-assist, che pareva la controfigura del bel giocatore ammirato fino a qualche mese fa. Una menzione a parte la meriterebbero anche giocatori come Messi e Suarez, i quali non sono riusciti a rendere come di consuetudine non solo per un precario stato di forma dovuto ad una stagione logorante con il Barcellona, ma anche perché poco avvezzi a giocare in squadre troppo dipendenti dal loro talento e che, invece di svolgere il ruolo di trascinatori, vengono difatti coinvolti nel marasma generale, non riuscendo mai a far emergere le loro qualità

Questo cosa potrebbe significare? Che l'unità e l'efficacia del collettivo stanno prendendo il sopravvento sulle capacità singolo? Può essere, anzi, questo Mondiale pare l'emblema del trionfo del collettivo sul singolo, visti i miracoli compiuti da squadre tutt'altro che irresistibili, ma che hanno fatto del gruppo la loro forza, ovvero Russia e Svezia. Entrambe date per spacciate sin dalle prime fasi, hanno saputo dimostrare al mondo intero la loro tenacia nonostante gli evidentissimi limiti tecnici ed hanno fatto inaspettatamente sognare i loro Paesi fino ai quarti di finale. 

Altri esempi pratici, però, dimostrano come il singolo possa fare tutta la differenza di questo mondo se in giornata ed è il caso di Colombia, Brasile e Portogallo. James Rodriguez, Neymar e Cristiano Ronaldo sono stati l'eccezione che conferma la regola: spentasi la loro vena creativa, finito il cammino ed eliminazione prematura servita su un piatto d'argento. Se James e Ronaldo non erano abbastanza supportati dalle qualità del gruppo, fa specie la caduta di Neymar. Considerato il terzo giocatore migliore al mondo, si è rivelato invece un peso per la squadra, accusando diversi crolli psicologici e pensando più alla gloria personale che al bene della squadra.

Quindi, è vero che il collettivo sta avendo una maggiore importanza sul singolo? 50/50. Affinché un collettivo funzioni, i singoli devono essere altrettanto validi e non è un caso che squadre come Francia, Belgio, Inghilterra e Croazia siano arrivate fino a questo punto, visto che possono vantare un mix di talento ed umiltà che altre big non hanno (basti pensare ai vari Mbappé, Griezmann, Hazard, De Bruyne, Kane, Alli, Modric e Rakitic, che mettono il loro talento a disposizione della squadra, anziché rincorrere la gloria personale e cercare la tipica giocata ad effetto). 

Juventus v FC Barcelona - UEFA Champions
Fonte: l'autore Stefano Boffa

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