Rilanciare il calcio italiano in poche semplici mosse (Parte II)

Riduzione delle squadre, aumento degli italiani in campo e altre possibili soluzioni per invertire il declino del pallone azzurro (continuazione)

di Ciro Balestrieri
Ciro Balestrieri
(59 articoli pubblicati)

La seconda mossa da parte della federazione deve necessariamente riguardare la presenza di calciatori italiani in tutte le divisioni professionistiche. Il numero di calciatori italiani impiegati in Serie A è sceso al di sotto del 50%, e addirittura anche i club di bassa classifica ne fanno spesso a meno preferendogli giocatori stranieri (extra comunitari e non) di livello inferiore, spesso pagandoli molto meno con la speranza di poterne ricavare moltissimo in caso di un insperato exploit. Non bisogna rincorrere nell’errore di pensare che gli stranieri non servano e che se ne possa fare a meno, anzi gli stranieri sono indispensabili se si vogliono club in grado di competere alla pari con i maggiori competitor internazionali. Ciò che è auspicabile è la concomitanza nella stessa rosa sia di stranieri sia di italiani, con una soglia minima per quest’ultimi del 50%.  Non solo, bisogna assicurarsi che gli italiani vengano messi in campo, perciò va stabilito un numero minimo di italiani da mantenere sempre in campo durante le partite. Si può decidere di schierare almeno 4 o 5 italiani contemporaneamente per squadra ad ogni match in Serie A, mentre il numero minimo può aumentare per le categorie inferiori. Tale norma deve essere determinata alcuni anni prima dell'effettiva entrata in vigore per evitare l'incremento esagerato del loro cartellino. Uno dei maggiori problemi non risolti del calcio italiano è il mancato spazio dato ai nostri giovani. In due modi si può aumentare la loro presenza, uno tramite il numero minimo garantito anche ai giovani, per esempio 2 dei 4/5 posti riservati agli italiani devono andare a giocatori Under 23 e l’altro è porre un numero massimo di giocatori in rosa. L’elevato numero degli elementi in rosa è uno dei problemi maggiori per le stesse società sportive che si trovano a volte anche a tesserare più di 30 giocatori e la situazione diventa ingestibile, con un aumento di casi di mobbing e con un costo per gli ingaggi che pesa sul bilancio. Già la UEFA pone un limite di 25 giocatori a squadra utilizzabile nelle manifestazioni internazionali. Si può imporre lo stesso numero di giocatori da impiegare in campionato per le partecipanti alle competizioni europee (Champions ed Europa League) evitando polemiche e malumori derivanti dall’esclusione di qualche “big” come succede ogni anno, mentre per le altre squadre si potrebbe avere al massimo 22/23 giocatori. Riducendo il numero di calciatori a disposizione, l’impiego di giovani della primavera sarebbe decisamente più massiccio. Ovviamente, il numero di giocatori stranieri va regolato anche per tutto il settore giovanile (fatto notare anche dal maestro Arrigo Sacchi) dove troviamo sempre più giocatori di origine africana che vengono selezionati perché fisicamente si sviluppano prima e in alcune circostanze la loro vera età è superiore a quanto dichiarato, e ciò toglie possibilità agli altri calciatori tecnicamente superiori ma fisicamente ancora non pronti. Il lavoro da svolgere a livello giovanile è più lungo e complesso e non riguarda solo il mondo del pallone ma tutto lo sport italiano e verrà trattato in maniera approfondita in un altro articolo.

 La Parte III nel prossimo articolo.

La Parte I si trova qui.

Foto da LaPresse
Fonte: l'autore Ciro Balestrieri

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