Ma che razza di comportamento è questo?

La riapertura degli stadi ha portato ancora alla ribalta un problema che non si può sottovalutare e a cui si deve porre rimedio.

di Fanny Boninu
Fanny Boninu
(34 articoli pubblicati)

Durante quest’ultimo campionato e mezzo vissuto in piena pandemia un elemento che è mancato, e non poco, è stato il pubblico negli stadi. È mancata la festa, l’incoraggiamento alla propria squadra, il vociare che copriva le parole dei giocatori in campo. Sono mancati meno i vari problemi che il tifo allo stadio continua a trascinarsi dietro, primo tra tutti il razzismo. Il caso Maignan, il più recente episodio legato a Koulibaly, i cori contro i napoletani riportano inevitabilmente l’attenzione su questo problema purtroppo sempre attuale.

Procediamo con ordine, partendo proprio dalle terribili parole rivolte a Koulibaly dopo la partita del Napoli contro la Fiorentina. La bella prestazione dei Viola è stata infatti rovinata dalle parole che un tifoso ha rivolto al difensore partenopeo, che nel frattempo era impegnato in un’intervista a bordo campo. Perché se i fischi durante la gara si prestano ad interpretazioni alternative, l’espressione esplicita “scimmia di me**a” è fin troppo chiara. E risulta più che comprensibile la rabbia del calciatore, che invita il leone forte solo in mezzo agli spalti a ripetergli le stesse parole in faccia. Indignazione generale, scuse dalla Fiorentina, Daspo al responsabile, individuato anche grazie alle telecamere di DAZN.

Qualche settimana fa la stessa sorte ha colpito Maignan, apostrofato durante il riscaldamento come “negro” e “scimmia” da parte di quello che si è poi rivelato essere un sindacalista, vale a dire, in modo banale, uno che difende i diritti e la dignità delle persone. Anche qui la Juventus, avversaria del Milan in quell’occasione, prende provvedimenti e si impegna ad individuare i colpevoli. L’orgoglio di questo grande portiere è racchiuso nelle parole finali di un post su Instagram, in cui afferma “Non sono una "vittima" del razzismo. Sono Mike, in piedi, nero e orgoglioso. Finché possiamo dare la nostra voce per cambiare le cose, lo faremo".

Ultimo caso da considerare, ma non meno importante, quello dei cori, a quanto pare sempreverdi, destinati ai napoletani da parte dei tifosi friulani durante Udinese-Napoli. L’augurio che il Vesuvio possa lavarli col fuoco dimostra come ancora esistano forti discriminazioni territoriali che spesso colpiscono le squadre del Sud Italia, come è accaduto ad esempio anche negli ultimi anni nelle gare fuori casa del Cagliari, durante le quali i tifosi sardi si lamentavano dei longevi belati, che coprivano anche la squadra scudettata ai tempi di Riva. L’Udinese per questa spiacevole situazione è stata chiamata a pagare un’ammenda di 10mila euro per cori di matrice territoriale.

Di fronte al riemergere del problema, quali sono le conclusioni? Certamente condivisibile è la posizione di Gabriele Gravina, presidente della FIGC, che ha parlato di “un fatto culturale” e, aggiungeremmo, sociale e di mentalità. Il razzismo è una piaga frutto di un pregiudizio che determina uno stereotipo ingiustificato, radicato nel tempo e ancora oggi diffuso, sebbene una sempre maggiore sensibilità pubblica al problema ne abbia determinato uno sviluppo sotto nuove sembianze, spesso meno manifeste. Lo sport, invece, è occasione di confronto e coesione, e deve proporsi di essere uno strumento per abbattere alcuni muri che il preconcetto genera. Per questo è fondamentale individuare i responsabili grazie alle nuove tecnologie e punirli in modo mirato, senza generalizzazioni che finiscono per colpire ingiustamente intere tifoserie e lasciano che i veri colpevoli agiscano dietro lo scudo dell’anonimato. In questo senso molto si sta facendo, e le prese di posizione dei club danno segnali incoraggianti.

Per quanto riguarda l’educazione e la mentalità solo la scuola e la famiglia, come tutte le altre occasioni quotidiane di aggregazione, comprese quelle sportive, devono proporre un modello di vita fondato sull’accettazione e l’inclusione. Ma perché una società cambi servono tempo e pazienza, senza l’ambizione di saltare tappe che cancellerebbero il razzismo solo superficialmente.

Fonte: l'autore Fanny Boninu

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