Le ragazze operaie del Kerr che giocavano al pallone

Storia di un movimento calcistico femminile ostacolato proprio mentre fioriva

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(54 articoli pubblicati)
Womens Team

Leggere smuove la mente. E apre finestre che si spalancano verso mondi sconosciuti o di cui magari si sapeva ben poco. Ho scoperto così una storia che oggi vorrei condividere con chi ama le narrazioni del pallone, una storia sportiva al femminile ostacolata fin dagli albori.

Siamo in Inghilterra, prima guerra mondiale: gli uomini sono al fronte in battaglia e le fabbriche si svuotano. Urge manodopera, forze da impiegare al lavoro per non interrompere la catena produttiva. Le donne escono così di casa abbandonando il ruolo e il tempio che la società ha da sempre cucito loro addosso, quello fra le mura domestiche ad accudire i figli e a badare alle faccende casalinghe: così un milione di ragazze si propone iniziando a lavorare nella fabbrica Dick, Kerr & Co di Preston, ex industria che produceva locomotive riconvertita alla creazione di munizioni. Era cosa abituale fra gli operai, tra una lavorazione e l'altra, dedicarsi al pallone per staccare dai ritmi incessanti e solidificare i gruppi di persone. E questa prassi consolidata venne inglobata anche dalle ragazze che s'accorsero che dietro a quella sfera che calciavano lasciavano volare via i pensieri e si divertivano parecchio. Accadde così che nel giorno di Natale del 1917 le ragazze del Dick Kerr giocarono la loro prima partita ufficiale per scopi benefici. Gli incassi furono notevoli e devoluti agli ospedali che curavano i soldati feriti in guerra. Fu un successo, un nuovo spettacolo sportivo che il pubblico apprezzò. Intanto in Francia, mentre le ragazze inglesi proseguivano la loro formazione sportiva, venne allestita una squadra di calcio femminile apposita per sfidare le Dick Kerr's Ladies: era il 1920, l'attenzione cresceva e le società vedevano di buon occhio questa possibilità. Anche in altre nazioni le ragazze iniziarono a giocare a calcio sognando così un campionato da disputare.

Ma come in ogni favola che si rispetti nel momento più roseo della storia sbuca il cattivo, l'antagonista, l'antieroe. Che in questa storia è ricoperto dalla FA, la Football Association, che nel 1921 vietò alle società di concedere l'utilizzo dei campi da gioco alle squadre femminili e utilizzò come pretesto il fatto che la loro conformazione troppo fragile non si prestava a questo sport, adatto a loro stretto giudizio solo agli uomini. Le ragazze del Kerr resistettero per circa un decennio continuando comunque ad allenarsi e a promuovere iniziative. Ma la volontà della FA fu una mazzata per tutto il movimento che stava prendendo piede e che iniziava a costituirsi con sempre più squadre. Non bastò il successo ottenuto sia in termini sociali che finanziari: la stroncatura fu netta.

Oggi il calcio femminile esiste ed è una realtà in crescita. Una conquista necessaria, perché lo sport è libertà che abbraccia tutti senza distinzioni di genere. E chissà se da quella prima formazione operaia britannica il movimento non fosse stato ostacolato, quali scenari si sarebbero presentati ed evoluti fino ai giorni nostri.

Ogni storia ha radici profonde e quella del calcio femminile e delle ragazze del Kerr merita di essere conosciuta e apprezzata. Perché con le storie che sono anche battaglie, degne di nota e colme di bellezza, funziona così.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

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1 COMMENTI

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  1. Fanny98 - 4 mesi

    Complimenti, bella storia. Potrei sapere di che libro si tratti?

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