Ricardo Quaresma, il “Cavallo Pazzo” di un altro calcio

L'apice della carriera dell'esterno portoghese, che nel 2016 venne preso sotto l'ala della provvidenza

di Federico Traverso
Federico Traverso
(2 articoli pubblicati)
Croazia-Portogallo ottavi Euro 2016

Ricardo Andrade Quaresma Bernardo si è divertito sia ad illuderci, che a sorprenderci per tutti questi anni. 

Quante volte avrete pensato che “O Mustang” fosse un giocatore che aveva virtualmente raggiunto la fine della sua carriera? A dir la verità, Quaresma ci ha dato questa impressione molte volte. E ci ha sempre fatto capire che ci stavamo sbagliando di grosso. Chi mai avrebbe pensato che, dopo l'ennesima stagione nell'anonimato,  Ricardo Quaresma si sarebbe ripreso la scena europea? 

E lo fece per davvero, difatti la vittoria portoghese all’Europeo di Francia 2016 è profondamente segnata da colui che sembrava quasi l’uomo del destino. Il Portogallo rischiava di non passare nemmeno i gironi, infatti dopo due pareggi è sotto contro l’Ungheria: Quaresma entra al 60’, pochi minuti per tastare il terreno e, dal nulla, pennella il cross esattamente sulla testa di CR7, ed è 3-3. La Seleção di Fernando Santos si qualifica agli ottavi, con tre pareggi. 

Di fronte è schierata la Croazia di Modrić e Perišić fra gli altri. Le due squadre si studiano, ma il risultato è sterile: si va ai supplementari. Minuto 116’, attacco croato, Ronaldo recupera palla e si scatena il tornado lusitano. La ripartenza è da manuale, quasi commovente. CR7 serve palla a Renato Sanches, che percorre centralmente 50 metri di campo. Nani è sulla sinistra, dal lato opposto accompagnano i due ragazzi dello Sporting Lisbona, Cristiano e Ricardo, che insieme hanno 64 anni, ma dopo due ore di semifinale europea sembrano giovani centometristi. Sanches sceglie Nani. L’ex United punta l’area, Ronaldo si inserisce sul palo opposto, Quaresma occupa saggiamente lo spazio al centro dell’area, privo di giocatori croati, quasi leggendo nel tempo ciò che sarebbe accaduto poco dopo. Nani cerca un filtrante quasi di punta, che passa in mezzo a tre avversari, Cristiano riceve e riversa in porta un destro a colpo sicuro: il portiere respinge e, il destino, chissà per quale motivo, indirizza il pallone proprio sulla testa del “Mustang”. Il suo ex allenatore László Bölöni non poteva che battezzarlo con un soprannome più azzeccato. Specialmente dopo questa cavalcata che porta la rete dell’1-0 Portogallo. Ha segnato di nuovo Ricardo, l’uomo della provvidenza. 

L'Europeo dei lusitani è degno delle più imprevedibili montagne russe, sempre sull'orlo del baratro. 

Ai quarti un altro brivido: la Polonia di Lewandowski.  Si va ai rigori. Calma olimpica per raccogliere la sfera, sguardo glaciale, rincorsa prolungata e destro fulmineo, precisissimo, sotto la traversa. Era il rigore decisivo, e lo ha segnato lui, Ricardo Quaresma. 

Si sa, spesso il soprannaturale sceglie i suoi beniamini sia nel bene che nel male, e così successe. Il Portogallo batte il Galles ed è in finale contro i padroni di casa, la Francia dei migliori Pogba, Griezmann e Giroud. Al sesto minuto, però, gli uomini di Santos si vedono quasi scherzati, presi in giro da quel qualcuno, o qualcosa, che tanto li aveva sostenuti fino ad allora. Entrata violentissima di Payet, e il ginocchio di Cristiano fa crac. Prova a rimanere in piedi, rientra in campo più volte, ma altrettante cade a terra. Il fato ha deciso, Cristiano non ce la fa, e al suo posto Santos sceglie lui. Il peso di sopperire alla peggiore delle assenze è sulle spalle di Quaresma, che vuole vendicare l’uscita dell’amico, regalando a lui e al Paese una notte magica. E’ la notte del gol di Éder. 

L’Europeo è rossoverde. Tutti piangono, proprio tutti. I francesi, dopo un torneo quasi perfetto, hanno deluso i loro compatrioti. I portoghesi, che avevano negli occhi la beffa del 2004, possono dire di avercela fatta. 

Anche grazie a un signore di 33 anni, che di nome fa Ricardo e di cognome Quaresma, il “gitano”, l’escluso, l’anticonformista, l’estroso, l’eterno cavallo di razza, che poco è cambiato da quando era solo un ragazzino ribelle con i piedi rivolti verso l’interno. Ma forse, alla fine, è stato meglio così.  

Fonte: l'autore Federico Traverso

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