Poveri i bimbi nati in questo calcio

Spesso i primi eroi dei bimbi sono i calciatori. Vai e spiegalo ora che significa il potere dei soldi, arma più potente del potere dei sogni

di Francesco Fiori
Francesco Fiori
(130 articoli pubblicati)

Più si invecchia più si apprezza quello che si ha avuto.

Nel mio caso esser nato e cresciuto col calcio degli anni 80, quello delle partite in contemporanea, della famiglia stretta a guardar 90esimo Minuto, di personaggi come Anconetani, Rozzi e calciatori come BaggioMaradona, Gullit o Matthaus.

Ora come si fa a spiegare ad un bimbo che la maglia da lui ricercata e sognata, Ronaldo o Lukaku ad esempio, ora è carta straccia in favore del Dio Denaro? Che morale si fa a chi sogna ben sapendo che quando arriva uno sceicco pieno di soldi le parole, le promesse, i baci sulla maglia, sono niente.

Non ho ancora ben accettato il passaggio di Lukaku al Chelsea. Per un semplice motivo: come si fa a sognare il Chelsea quando si è il Re a Milano, sponda nerazzurra. E ancora, come fa CR7 ad esser stanco di giocare nella Juve, la squadra con più tifosi in Italia, che per prenderlo si è economicamente dissanguata, scegliendo un City che non ha né storia europea e ne appeal della gloria calcistica. 

Posso capire andare al Real. Al Chelsea o al City no.

E qua torna in mente il calcio di quando ero piccino, quando era tassativamente obbligatorio finire i compiti alle 14:45 perché incombeva Tutto il Calcio Minuto per Minuto, con Ameri e Ciotti poeti del romanticismo e del giornalismo di allora, contro le soubrette scosciate di oggi, che magari poco capiscono dell'arte pedatoria ma che sono un bel vedere.

Se dico Beppe Viola alla conduzione, Ameri al microfono nel campo principale e qualora si volesse vedere un bel teatrino ecco Biscardi e Mosca, poi il mercoledì della Coppa Campioni, nel mezzo del martedì di Uefa e giovedì della Coppa Coppe, altro che Conference League e qualificazione ad un torneo che neanche si sa il motivo di partecipazione.

E poi gli attori protagonisti, presidenti che sperperavano soldi su bidoni ma che avevano una visione romantica di quel giocattolo che appassionava la domenica, dei Blissett, dei Pancev, dei Calloni, ma anche dei Maradona, Vialli & Mancini, il Verona di Bagnoli, l'Inter del Trap e il Milan degli Invincibili.

La parola plusvalenza sarebbe stata blasfemia, il pareggio di bilancio pura utopia, la domenica invece sacra, altro che andar a Messa se la tua squadra del cuore perde per una svista arbitrale senza Var, perché magari il servizio di Tonino Carino ti ha fatto scoprire un nuovo giocatore impronunciabile, senza che un sultano del Psg o del City decida che il calcio è dei pochi, dei pochi ricchi, di quelli che vinceranno ma che guardandosi allo specchio capiranno di non aver fatto chissà cosa.

Proprio perché non saranno mai paragonabili al calcio di una volta, senza baci sulla maglia ma con calzettoni abbassati e maglie di lana adatte anche al polo Nord. Lì si poteva sognare. Oggi no.

Fonte: l'autore Francesco Fiori

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