La terza pipa più famosa d’Italia dopo Pertini e Lama: Enzo Bearzot!

10 anni fa, il 21 Settembre del 2010, ci lasciava il leggendario tecnico della nazionale campione del mondo 1982: inventò il silenzio stampa e Pablito

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(404 articoli pubblicati)
Enzo Bearzot

L'Italia è un paese ostile, che spesso decide di distruggere i suoi miti in una sorta di mnemonico revisionismo storico basato su leggende metropolitane e bugie varie. 

Personaggi che un tempo erano considerati eroi, in una sorta di ristrutturazione della memoria, oggi sono considerati quanto di peggio potesse esserci.

A volte, però, i procedimenti penali senza giusto processo e le condanne alla massima punizione (non di certo un calcio di rigore) sono stati fatti in quel tempo passato, e in men che non si dica si è verificata la modifica delle opinioni in pochissimi giorni, ore.

Parlo, ovviamente di Enzo Bearzot, che a proposito di "ostilità" aveva contro quasi tutta la stampa italiana che lo criticava anche per come fumava la pipa.

La pipa, a proposito: il "vecio", così soprannominato dall'indimenticato Giovanni Arpino nel libro "Azzurro Tenebra" che parlava della combine (andata parecchio male direi) contro la Polonia nell'infausto mondiale tedesco del 1974, era la terza in Italia dopo quella (per chi ha memoria dell'uomo oltre che del personaggio politico) di Sandro Pertini e di Luciano Lama.

Era il 1982, anno Domini ma con molti demoni, e l'Italia presa a pernacchie dopo un 1981 osceno condito da partite di una bruttezza inenarrabile, era considerata come un asino senza speranze contro i giganti del calcio mondiale nel Mundial di Spagna 82.

Bearzot fu oggetto di scandalose interrogazioni parlamentari che volevano una sorta di interdizione, un TSO ante litteram, per un uomo cocciuto e coerente.

Ci sono nuvole pericolose ad accompagnare il viaggio dalla Liguria alla penisola iberica: la Nazionale non è amata, le polemiche condizionano l'ambiente, i giocatori non sono sereni. E, per placare gli animi, proprio alla vigilia del decollo, il c.t. rifila un ceffone a una tifosa che gli aveva dato della scimmia. L'allenatore, secondo la gentildonna, è colpevole di non aver convocato Evaristo Beccalossi, idolo dell'Inter, e di avergli preferito Giancarlo Antognoni. Insomma, la spedizione spagnola non si annuncia come una gita di piacere.

Altri tempi: sappiamo poi come è finita ovviamente. Senza speranza e con i reduci dell'Europeo casalingo 1980 che sembravano degli zombie, il brutto anatroccolo azzurro diventa cigno. Paolo Rossi, su cui il tecnico friulano ha puntato tutto, risorge dalle sue stesse ceneri e diventa decisivo con il Brasile imbattibile di Tele Santana.

Il processo sommario che vedeva sulla sedia elettrica della critica l'allenatore della nazionale, si tramuta in un coro di elogi per l'incredibile vittoria. Salgono sul carro dei vincitori tutti, anche quei giornalisti che avevano spernacchiato il tecnico: una colossale figuraccia e il revisionismo storico è servito!

Bearzot è scomparso 10 anni fa, il 21 Settembre 2010: l'eredità che ci ha lasciato è quella di un uomo preparato, ostinato, poco incline al dialogo con chi non la pensava come lui. Cocciuto come pochi, coerente come nessun altro. A costo di metterci la faccia!

Il suo calcio non era affatto antico sin da Argentina 78, con contropiedi ficcanti (che ora, chissà perché, chiamiamo ripartenze) e con l'annessa partecipazione al gioco d'attacco di difensori: memorabili i passaggi tra Scirea e Gentile nella area di rigore avversaria, prima della rete di Tardelli, nella finalissima contro la Germania Ovest.

Chi sarebbe oggi Enzo Bearzot? Un uomo del suo tempo, cresciuto con semplicità, asciutto ed essenziale. Il contrario degli influencer senza alcuna sostanza che vivono di nuvole di fumo. Un fumo, quello della pipa del "vecio", che portava nello spazio i pensieri di uomini che erano tali per le sofferenze a il dolore che sapevano provare.

In quella panchina del Bernabeu, con il C.t., c'era gente come Cesare Maldini, Azeglio Vicini e Vecchiet, che si erano formati soprattutto nei centri federali. Non esistevano le conferenze stampa, esistevano solo le orchestre in cui i solisti facevano il gruppo: quello storico di Spagna 82.

Che meravigliosa storia è stata quella!

Enzo Bearzot Italy 1982 World Cup Finals
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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