Perchè quest’Inter non convince?

Giunti a questo punto, uno scudetto che cosa varrebbe?

di Giacomo Bassi
Giacomo Bassi
(3 articoli pubblicati)
FC Internazionale v US Sassuolo - Serie

 Siamo alla pausa natalizia ed è tempo di guardarsi indietro e fare i primi bilanci.

Certo, la prima cosa che salta all’occhio è l’eliminazione prematura dalla Champions. Obbiettivo minimo in campo europeo, sicuramente costata molto in termini economici per la società e motivazionali per la squadra, e per i tifosi?

I tifosi hanno vissuto questa eliminazione come uno schiaffo in faccia, anzi come un pugno nello stomaco.

Tanto che la prospettiva di uno scudetto, che sarebbe finalmente raggiunto dopo 10 anni, più che apparire come un obbiettivo incredibile, profuma di premio di consolazione. Irrazionale certo, ma l’amore incondizionato per i colori di un club centenario, non è mai razionale.

Il mercato di gennaio, che ne gli anni passati ci scaldava i cuori mentre fuori l’inverno e la neve ne facevano da padroni, oggi acquista le sembianze di uno spreco, un di più che la squadra, forse, non si merita.

Perché la sensazione è che la squadra ci fosse, che avesse tutte le carte in regola per far bene in Italia e in Europa, se ciò non è accaduto non è per il mercato.
Vincere il campionato, ora che non ci sono altre competizioni a togliere energie, ci appare come l’obbiettivo minimo. Perché andare a spendere soldi in un mercato che per antonomasia è difficile e costoso, quando la rosa nelle mani di Conte è più che attrezzata per portare a casa questo risultato?

Sette vittorie di fila sono “tanta roba”, come si pronuncia spesso nei migliori bar sport della penisola, eppure il come sono arrivate non entusiasma, al contrario, indispettisce.

Si voleva di più, si voleva che un Inter ferita nell’orgoglio, dopo l’eliminazione, si andasse a prendere la testa della classifica per evidente superiorità e non per rinuncia al gioco in cambio di vittorie rubate, come quella contro il Napoli ad esempio.

Ci aspettavamo di vedere un Conte coraggioso, quel Conte che in Champions League è mancato. Che non è riuscito a cavalcare l’onda dell’entusiasmo, arma letale della pazza Inter, nelle partite che, si sa, segnano la svolta in positivo o in negativo di una intera stagione.

Ancora orfani di quel Mou, che la coppa se la andò a prendere a suon di triple e doppie sostituzioni al 45°.

Si, volevamo vedere un Conte con uno spirito diverso, vendicativo, arrabbiato e che volesse ciò che tutti i tifosi interisti vogliono. Un'Inter degna del suo nome.

La domanda che ci si pone è naturale conseguenza di queste riflessioni. 

Basterebbe la vittoria di uno scudetto, per cancellare gli insuccessi, le delusioni e l’evidente distanza di spirito tra il popolo nerazzuro e l’allenatore pugliese?

La razionalità risponderebbe di sì, senza dubbio.

Purtroppo per Conte però, come già detto, nell’amore del tifoso per la propria squadra, non c’è niente di razionale.

Fonte: l'autore Giacomo Bassi

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