Owen: le stelle più luminose si consumano sempre per prime

La storia di uno dei migliori attaccanti inglesi di sempre e una grande domanda: cosa sarebbe potuto essere Michael Owen senza tutti i gravi infortuni?

di Christian Tron
Christian Tron
(16 articoli pubblicati)
Michael Owen

Quando si parla di "bambino prodigio" e di talento naturale fuori dal comune non si può non pensare a Michael Owen, il "Wonder Boy", un giocatore che è stato in grado di lasciare a bocca aperta il Regno Unito e l'intera Europa a soli 18 anni. Un attaccante formidabile, come se ne sono visti pochi nella storia del calcio: un mix letale di velocità, precisione, potenza, visione di gioco e fiuto del gol. Il mondo intero parlava di quel ragazzino biondo di un metro e settanta pieno di entusiasmo imprendibile con il pallone tra i piedi, rimanendo esterrefatto dalle sue gesta sul rettangolo verde. Ma al ragazzo di Chester questo non sembrava pesare affatto. Perché a quell'età o la pressione dell'opinione pubblica ti annienta oppure sei semplicemente troppo incosciente per darle importanza. Michael rientrava in quest'ultimo gruppo: scendeva in campo per giocare a calcio, senza timore e senza lasciarsi influenzare dal fatto che giocasse ad Anfield, come se uno degli stadi più caldi d'Europa fosse un qualsiasi campetto di periferia. Il suo destino sembrava già scritto: avrebbe vinto ogni trofeo, collezionato Palloni d'Oro e incantato il pubblico in ogni angolo del globo. Dopotutto l'inizio della sua carriera non poteva far pensare diversamente: esordio con gol con la maglia del Liverpool a 18 anni, miglior giovane del campionato, personalità sportiva dell'anno secondo la BBC e due volte consecutive capocannoniere della Premier League a 19 e 20 anni. Qualcosa di veramente straordinario, unico e quasi irripetibile. Inoltre, sempre a 19 anni, viene convocato dalla sua Nazionale per i Mondiali del '98, diventando il più giovane di sempre a vestire la maglia dei Three Lions. Naturalmente, nel corso di quegli stessi Mondiali, si fa notare da tutto il pianeta, vincendo il titolo di miglior giovane della competizione. L'apice della sua carriera lo raggiunge nel 2001, quando con la maglia dei Reds vince Coppa UEFA, Supercoppa Europea e Coppa d'Inghilterra, ma soprattutto viene votato calciatore dell'anno della World Soccer ed insignito del Pallone d'Oro come segno di riconoscenza da parte del mondo calcistico per il suo incredibile talento. Ottiene tutto questo a soli 22 anni, con ancora tutta la carriera davanti e con l'auspicio di sollevare ancora tanti trofei, supportato da un destino che sembra benevolo nei suoi confronti. Ma non sarà così. In seguito al suo passaggio a peso d'oro al Real Madrid nel 2004, inizierà un'inaspettata parabola discendente per l'attaccante inglese, il quale non riuscirà mai più ad imporsi in Europa, soprattutto a causa dei numerosi e gravi infortuni che ne sconvolgeranno la carriera. Dopo una sola e deludente stagione in Spagna, fa ritorno in patria e si accasa al Newcastle, dove rimane inattivo dieci mesi per la rottura del crociato, seguita poi dalla frattura alla caviglia che porta alla rescissione del contratto nel 2009. Sir Alex decide di puntare su di lui per formare una coppia da sogno con Rooney nei Red Devils ma, dopo una stagione promettente condita dal gol vittoria realizzato al 96' minuto nel derby contro il City, è vittima di un altro infortunio che gli farà saltare anche i Mondiali del 2010. Si trasferisce poi allo Stoke City, dove si ritira nel 2013.

Cosa sarebbe potuto essere Michael Owen senza gli infortuni? Purtroppo il destino avverso ci ha privati della possibilità di ammirare un giocatore fantastico in tutto il suo potenziale. Sicuramente sarebbe diventato uno dei calciatori più forti ed amati di sempre ma, come in tantissimi altri casi quali Batistuta o Ronaldo, quando Madre Natura affida tali doni ad un singolo essere umano, la maggior parte delle volte pare dimenticarsi di assegnargli anche una tenuta fisica accettabile. Forse perché, tolto Cristiano Ronaldo e pochi altri, per essere considerati essere umani non si può godere sia del talento che del benessere fisico. In ogni caso, Owen verrà ricordato per sempre come quel ragazzino biondo che ha fatto innamorare Anfield ed il mondo intero.

La fonte dell'articolo è l'autore Christian Tron

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