Napoli-Juventus, è tutto solo teoria: tre focus

Il match più importante della settimana e alle porte: chi saprà davvero vincere le pressioni?

di Raffaele Santoro
Raffaele Santoro
(11 articoli pubblicati)
SSC Napoli v Juventus FC - Serie A

L'attesa sta per terminare, oggi si gioca Napoli-Juventus. Il clamore mediatico intorno a questa partita è stato enorme ed è difficile immaginare cosa succederà quando si affronteranno Inter e i campioni d'Italia. Con un apporto mediatico di questo tipo, tale da far passare in secondo piano tutto il resto, la partita è stata analizzata da tutti i punti di vista immaginabili e non.  Soffermiamoci su alcuni di quelli che sono stati maggiormente utilizzati. 

Due diverse filosofie di calcio, agli "antipodi" l'aggettivo più usato, si scontrano. E già da qui partiamo male. La filosofia di Sarri dovrebbe essere bassata sulla vittoria da raggiungere attraverso il bel gioco, un gioco corale in cui i meccanismi di squadra esaltano le qualità dei singoli giocatori. Dove definiamo bel gioco la velocità di trasmissione del pallone, massimo un tocco, rapide verticalizzazione a premiare pregevoli tagli degli esterni o inserimenti dei centrocampisti, il tutto condito da asfissiante pressing a tutto campo. La filosofia di Allegri, invece, ha come obiettivo la vittoria attraverso l'estro dei singoli, dove la squadra è al servizio di quest'ultimi, che possono in un attimo cambiare la partita. Il calcio è un gioco semplice in cui c'è una fase difensiva e una offensiva, entrambe vanno fatte nel migliore dei modi, dove la prima consiste nel non scoprirsi e difendersi in maniera compatta. La seconda nel palleggiare, mantenendo il controllo del ritmo, evitando giocate rischiose e lasciando che l'estro del singolo possa portare alla realizzazione del goal. Ma in realtà il bel gioco è un qualcosa di soggettivo, quanto meno per un tifoso. Le azioni da goal che a volte riesce a sviluppare la Juve, grazie alle qualità di giocatori come Dybala, Pjanic e Higuain sono da Play Station, d'altro canto in fase di impostazione c'è una piattezza evidente. Il Napoli invece ha imparato dallo scorso campionato che essere belli è una cosa "bella" appunto, ma anche fine a se stessa. Dopotutto basta segnare un goal e "giovicchiare" per i restanti minuti e va bene lo stesso, lo si è visto in molte, più di quelle che si vorrebbe ammettere, delle partite del Napoli, anche, perché il ritmo necessario per giocare un certo calcio per 90 minuti porterebbe alla pensione anticipata qualsiasi giocatore. Due filosofie, dunque, agli antipodi solo per gli esaltati ma l'idea di fondo è una soltanto: vincere. 

Un'altra chiave di lettura è la presenza o meno di Higuain, ma la vera domanda è: senza Higuain la Juve è sfavorita non avendo una delle individualità migliori in organico e quindi il Napoli è favorito? Altro quesito: può Higuain essere un giocatore determinante? Sì. Terza domanda: può, invece, latitare tutta la partita? Sì. Insomma la Juve avrà pure tante individualità, ma "non si può essere fenomeni tutti i giorni dell’anno. Anche Maradona non sempre giocava da Maradona". Non vi innervosite, la frase è stata detta dallo stesso unico e inimitabile Diego Armando. Invece, se i meccanismi si inceppano durante la partita, il Napoli veri singoli non ne ha.

Un'altra chiave di lettura è quella della pressione. E in effetti entrambe le società hanno cercato di stemperare i toni nelle rispettive conferenze stampa. Ma la Juve regge davvero meglio la pressione? I bianconeri hanno vinto uno scudetto venendo da due settimi posti, la capacità di reggere la pressione è "apparsa" quella stagione, non prima. E poi sul conto ci sono due finali di Champions. Il paragone forse non regge, ma non si può dire che il Napoli non regga la pressione: sarà questa partita a dircelo. 
E come disse Sepp Herberger, allenatore che portò la Germania a vincere la Coppa del Mondo nel '54, "la palla è rotonda, la partita dura 90 minuti e tutto il resto è solo teoria".

SSC Napoli v Juventus FC - Serie A
Fonte: l'autore Raffaele Santoro

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