La storia di Marco Carraro, un po’ Oriali, un po’ Busquets

Alla scoperta del nuovo regista del Perugia, che dopo il nerazzurro dell’Inter sogna di far bene con quello dell’Atalanta

di Raffaele Garinella
Raffaele Garinella
(14 articoli pubblicati)
Maglia Carraro Perugia

Una vita da mediano a recuperar palloni. Non comincia forse in questo modo la celebre canzone di Luciano Ligabue dedicata a Lele Oriali? Sacrificio, dedizione alla causa, botte, questo doveva fare il mediano di una volta. Lui il braccio armato del centrocampo, perché a pennellare giocate sublimi e deliziare i palati fini ci pensava il trequartista, l’uomo con la maglia numero 10 sulle spalle. Il calcio è cambiato, per alcune cose in meglio, per altre meno. Anche l’interpretazione di alcuni ruoli ha subìto variazioni necessarie per meglio adattarsi a quello che tutti chiamano calcio moderno. 

Un mondo diventato sempre più simbiotico con la tecnologia, dove il Var spesso e volentieri la fa da padrone. Dove le gare si fermano per lunghi ed interminabili minuti alla ricerca di un’utopica perfezione. Quello che nessun marchingegno riuscirà mai a modificare,- e per fortuna-, è la capacità di dare del tu al pallone. Quella qualità per pochi,-in un calcio di tutti-, che chiamano classe. Marco Carraro da Dolo, mediano, o regista davanti alla difesa, se così preferite, sembra possedere questa qualità, innata e magari affinata. A lui non serve la trivela, non gli serve la veronica, né ha bisogno di rulete. Gli basta la semplicità. 

Giocate che i seguaci del "tiqi taqa" definirebbero normali quasi con fare schizzinoso. Ben vengano, dunque, se fatte con decisione, e prive da qualsivoglia banalità. Il merito non è solo della tecnica, ma anche della rapidità di pensiero che gli consente di fare la mossa giusta al momento giusto, con una frazione di secondo di anticipo. Carraro sa sempre cosa fare e quale compagno servire. Ventuno anni compiuti da poco, ma le spalle sono larghe a dispetto della giovane età. Di coraggio ne ha da vendere, e non solo per le avversità che ha dovuto affrontare in questa cosa che, per citare Guccini, chiamano vita. 

Dopo aver lasciato il Foggia non certo in maniera serena, ha voluto comunque scusarsi con il popolo rossonero per alcune dichiarazioni, non proprio amichevoli, di persone a lui vicine. Ci ha messo la faccia, affrontando la questione da uomo, spinto da quei sentimenti di lealtà che da sempre, sin da bambino, lo contraddistinguono. Dopo Foggia, città dalla passione intensa ma non sempre gestibile, ecco Perugia, piazza altrettanto calda, ma meno opprimente. 

Carraro sta dimostrando quanto di buono fatto vedere con la maglia dei satanelli, soprattutto nella prima parte di stagione, con Grassadonia in panchina. Dopo il necessario periodo di ambientamento, Nesta gli ha affidato le chiavi del centrocampo. Il giovanotto ha risposto presente ed in quattro partite sono arrivati nove punti, sei dei quali conquistati nel suo amato Veneto contro Venezia e Padova. Segno che l’aria di casa è sempre salutare. Sembra che non abbia intenzione di fermare la sua graduale e costante crescita, pronto a spiccare il volo verso la Dea bergamasca, squadra che ne detiene il cartellino. Magari sulle ali del Grifo perugino, e con suo padre Giancarlo sempre pronto dal cielo, a vegliare su di lui. 

Fonte: l'autore Raffaele Garinella

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