Maradona è morto. Riflessioni del giorno dopo

Sono tanti i pensieri e le elaborazioni che nascono il giorno dopo la scomparsa dell'argentino

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(152 articoli pubblicati)
SSC Napoli v FC Barcelona - UEFA Champio

In questo grande fiume di parole che sta scorrendo nelle ore successive alla morte di Diego Maradona è certo che questo mio scritto non sarà in grado di aggiungere nulla a un momento così particolare.

Eppure ci sono attimi in cui si sente la necessità di fermarsi per cercare di capire meglio e riordinare le idee, quindi ecco sorgere spontanea la domanda "ma cosa mai potrei scrivere io su Diego Armando Maradona?"

Quando lui faceva trionfare il Napoli e l'Argentina ero troppo piccolo per averne memoria concreta.

Poi ci si rende conto che forse è proprio dalla narrazione soggettiva che può scaturirne una collettiva. 

Io che nasco e cresco in una famiglia di non "seguaci" del rituale calcistico mi rendo conto senza troppa retorica di come l'amore verso il calcio possa esplodere potente senza vere e proprie motivazioni alle spalle.

Il calcio che per molti critici è qualcosa di destinato alle "persone semplici" è materia che va vissuta fino in fondo in ogni sua sfumatura, solo in questo modo la si può comprendere appieno.

Crescendo ho riempito il mio "bagaglio personale" sulla storia (e sulle storie) del calcio.

Maradona è stato il più grande interprete di questo sport perché per lui il calcio è rimasto sempre e per sempre un gioco sia davanti a ottantamila persone che in un campetto spelacchiato di periferia, sia che palleggiasse con un pallone o con un'arancia.

Quando l'arte è presente in un unico individuo in misura così grande da risultare perfino ingombrante può essere essa stessa la causa di azioni negative volte a "soffocare""inghiottire" anche tutto il resto dell'essere umano, come se la luce decidesse di diventare tenebra per poter continuare a brillare in un gioco assurdo e doloroso in cui la persona stessa è annichilita dal proprio esistere.

Maradona è stato anche questo: estasi e dannazione, miseria e nobiltà.

Solo chi cade può rialzarsi, anche questa è la vita.

In molti in lui hanno visto un condottiero, un rivoluzionario o più semplicemente un capopopolo e a Napoli città di Tommaso Aniello d'Amalfi certi paragoni sono fin troppo facili, quello che è certo è che le sue gesta sul campo sono state troppo grandi per essere delimitate solo alla sfera sportiva.

Il Sud che vince contro il Nord (il Napoli che trionfa ai danni di Juventus, Milan, Inter), l'Argentina che umilia l'Inghilterra (con il gol più bello del secolo da parte di Maradona e pure la Mano de Dios) dopo la vicenda delle Isole Malvinas e porta la nazionale sudamericana a vincere il Mondiale del 1986 sono tutti fatti in grado di far assurgere a ruolo di Semidio il numero dieci argentino agli occhi della gente.

I grandi campioni del presente non potranno mai diventare i nuovi Maradona non tanto perché non abbiano sufficiente talento ma perché troppo "lontani" dal proprio "popolo" (a nulla valgono Instagram o Twitter). Perché l'amore profondo non si misura in like ma da quanta empatia un calciatore-uomo riesce a instaurare con il proprio pubblico.

Maradona uomo ha compiuto anche gesti che vanno certamente biasimati e che ne hanno sporcato indelebilmente l'immagine ma le persone hanno continuato ad amarlo lo stesso forse perché l'essere umano ha bisogno di scorgere nell'altro quella scintilla di straordinario capace di consolare l'ordinario delle nostre vite.

Anche Caravaggio fece in vita azioni riprovevoli ma la sua arte continua a ispirare Bellezza.

Perché le cose della Terra non sono sempre comprensibili e il Giudizio come ricorda l'evangelista Matteo non verrà da nessuno di noi: "Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra." 

SSC Napoli Archive
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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