Ma i ragazzini che ne sanno del Mondiale del 2006?

Ecco cosa ne pensano i tredicenni della sconfitta della Nazionale

di Simona Gavazzi
Simona Gavazzi
(7 articoli pubblicati)
I ragazzi del 2004

L’Italia fuori dai Mondiali, che delusione! Soprattutto per noi adulti che sappiamo cosa voglia dire urlare a squarciagola davanti alla tv e festeggiare tutta notte con la bandiera tricolore in mano!

Ma per i più piccoli cosa significa? Per quelli che la vittoria del 2006 la conoscono solo dai nostri racconti, quanto può essere dura la delusione?

Sono andata a qualche partita dei giovanissimi 2004 (per esattezza nel 2006 avevano solo 2 anni, qualcuno di loro nemmeno compiuti) e li ho ascoltati mentre ne parlavano e ho scoperto che sì, ci sono rimasti male, molto male!

I sogni dei campioni del domani si sono infranti in un attimo. Loro che già progettavano di vedersi le partite tutti insieme, con i mister per commentare ancora meglio. Loro che aspettavano di comprarsi la maglia azzurra, chi di un giocatore, chi di un altro, rigorosamente di un campione che gioca nel loro stesso ruolo. Loro che sul campo danno l’anima e con la forza dei 13 anni corrono instancabili per 70 minuti, perché è così che si gioca, dando tutto!

E li sento che si chiedono proprio perché quegli 11 in campo non hanno dato tutto! “eeee io sì che l’avrei buttata dentro, ma cosa ci vuole?” “certo che se andavamo noi la battevamo la Svezia perché noi siamo più forti” “ ma se giocano quegli scarponi allora anch’io posso andare in nazionale”

Come dargli torto? Loro ci credevano, ne erano certi, quei grandi campioni non li avrebbero delusi.

E invece dovranno aspettare di essere quasi maggiorenni per vedersi insieme un Mondiale, e chissà fra 4 anni dove saranno! Magari qualcuno di loro ne avrà fatta davvero di strada, magari giocherà in qualche squadra importante e sognerà di partire per il Qatar.
Ma intanto sono qua e fra qualche mese la festa inizierà - per gli altri - e loro nemmeno questa volta potranno sapere cosa vuole dire piangere di gioia sulle note dell’Inno di Mameli, abbracciarsi guardando un pallone che entra in una rete e buttarsi nelle fontane fino a notte fonda sventolando una bandiera!

Fonte: l'autore Simona Gavazzi

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1 COMMENTI

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  1. Artax1987 - 3 anni

    Questo rafforza la convinzione di molti(incluso il sottoscritto) che il mese del Mondiale è una sorta di Vallhala sociale.

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