Lettera da brividi di un tifoso al calcio

Il tifoso, che non si firma e vuole restare anonimo, tramanda con queste poche righe tutto l'amore e la passione verso questo sport. Da leggere tutta d'un fiato

di Giulio Zampini
Giulio Zampini
(37 articoli pubblicati)
Tutto l'amore per il calcio

Caro calcio,

Ah dimenticavo, caro mondo. Cito anche te perché limitarsi a menzionare soltanto lo sport sarebbe riduttivo, finendo per escludere certe dinamiche. Non so se è stato amore a prima vista o se è un amore mai contraccambiato, ma quello che provo per te è sincero.

Non sentirti usato, per me non sei soltanto un rifugio dove affogare i miei pensieri nei momenti più cupi, sei molto di più. Sei il fulcro della mia vita, sei ossigeno per gli esseri umani, acqua per i pesci e chilometri di cielo per i volatili. Di vitale importanza, come si può dedurre. Crei dipendenza, ci rendi schiavi del tuo fascino.

A volte, però, ci lasci con l'amaro in bocca: una sconfitta inaspettata, un goal allo scadere, una favola salvezza o una volata scudetto che si conclude troppo presto. Sei passione, a tal punto da volerti rendere un lavoro. Quanti sognano di entrare nel mondo del calcio? Sarebbe crearsi uno stile di vita dalla quale non si ha bisogno di vacanza.

Saresti una fonte di guadagno, e non si parla di soldi. Appagheresti chi ti usa per vivere, sazieresti chi ne è affamato. Non mi piaci quando sei di tutti, quando tutti ti hanno sulla bocca, perché vorrei fossi soltanto mio. Ma, nella nostra intimità, mi spalanchi gli occhi di gioia perché sei soggettivo. E scusa se ti chiedo sempre di cambiare, se una sera mi piaci propositivo e quella dopo catenacciaro.

Ti ringrazio, perché mi crei ambizioni e mi mantieni vivo. Ma allo stesso tempo ti critico, perché non mi dai garanzie di successo: e se io dovessi abbandonare i miei studi, le mie abitudini, magari cambiando casa e città per puntare tutto su di te e dovessi fallire? "Se sognate, accettate il rischio di rimanere delusi".

Ti ringrazio, nuovamente, perché mi sproni. Perché mi fai capire che la vita è una sola, e che vale maledettamente la pena viverla sognando. Se guardo al mio futuro, rimane più grigio di una classica giornata di nebbia milanese.

Mi lasci indeciso, caro calcio, perché sei fatto di mille sfacettature e mille ruoli da ricoprire. Mi piacerebbe diventare giornalista, così da poterti raccontare e metterti in luce, ma vivo col pensiero di poter soltanto narrare la tua storia, senza poterla fare. Vorrei un ruolo un po' più in prima persona, da poterti condizionare e modificare le giornate, ricambiando così quello che mi hai fatto fin qui.

Non è stato facile scriverti questa lettera, caro calcio, perché aprirmi facendo emergere il lato più sentimentale di me non è il mio forte.

Però, se l'ho fatto, è perché sei un porto di emozioni. Dove te, calcio, ne sei il mare, e io, tifoso, un semplice marinaio che  pensa di averti in pugno, ma che si deve arrendere e lasciarsi trascinare.

Fonte: l'autore Giulio Zampini

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