La confusione mentale di Spalletti

In un'Inter che non riesce ancora a convincere, tutte le difficoltà dell'allenatore toscano nel non sapere gestire i momenti delle partite

di Carlo Cecino
Carlo Cecino
(19 articoli pubblicati)
Spalletti Inter-Torino

Siamo alla fine del primo tempo di Inter-Torino. I nerazzurri stanno andando negli spogliatoi con due reti di vantaggio sul Torino, autori di un'ottima prima frazione di gara, di fronte a un Meazza che applaude convinto i propri beniamini. Passa un'ora e la situazione è completamente ribaltata. Il Torino ha rimontato i due gol di svantaggio e per poco non riesce a portare a casa i tre punti. I giocatori dell'Inter si avviano quindi verso una doccia fredda, fischiati dallo stesso pubblico che un'ora prima li stava riempiendo di applausi.

La solita "pazza" Inter, che nelle prime due partite di campionato sembra essersi totalmente ridimensionata dopo un buonissimo pre-campionato, tanto che il loro allenatore, da "Anti-Juve", si dichiara "Anti-nessuno". Ma come è possibile tutto ciò?  Se ci si può appellare alle situazioni di sfortuna per la prima partita di Reggio Emilia (rigore non dato e terreno di gioco "imbarazzante"), in seguito al match di ieri si deve analizzare una situazione creatasi che è poco confortevole, in quanto la Juve è già a +5 e la truppa di Spalletti pare non essere mentalmente pronta a lanciare il guanto di sfida alla Vecchia Signora.

Uno Spalletti che ha più di una responsabilità per quanto concerne l'andamento della partita di ieri. Se nel primo tempo sembrava aver messo in campo una squadra con un assetto tecnico ordinato, con tre difensori, due esterni a tutto campo e un Perisic che in posizione più vicina alla porta stava facendo a fette la difesa torinese, nella seconda metà di gioco il tecnico di Certaldo è stato imbrigliato dalle mosse di Mazzarri, che ha semplicemente avanzato il raggio d'azione di Soriano e del subentrato Ljajic, mettendo in crisi l'intera retroguardia nerazzurra.

Da lì Spalletti ha dovuto inserire un inappropriato Dalbert al posto dell'infortunato Asamoah, e non ha azzeccato la mossa Keita per Vrsaljko, poiché nonostante un uomo offensivo in più, il centrocampo interista ha subito l'impeto della mediana del toro, con Rincon e Meitè sugli scudi. Oltre alle difficoltà palesate da Spalletti nel non riuscire a trovare rimedio a una situazione di squilibrio tattico, si sono viste tutte le difficoltà di carattere mentale di una rosa che sembra sempre sciogliersi nei momenti di difficoltà. Icardi, che nel primo tempo si muoveva su tutto l'arco di attacco, nella ripresa ha giocato pochissimi palloni, il già citato Dalbert non riusciva a contenere gli avanti torinesi che sfrecciavano sulla sua fascia e i tre difensori centrali non hanno retto al cambio di modulo granata, abbassandosi troppo, non coperti da Vecino e Brozovic, in netto calo fisico nei secondi 45 minuti. Ma ciò che ha stupito maggiormente è stato l'inserimento di Lautaro unicamente negli ultimi due minuti di gioco, quando forse era il caso entrasse prima, per dare più vivacità a una manovra ingabbiata dalla difesa avversaria.

Insomma, Spalletti non è stato in grado di leggere l'andamento della gara e ha compiuto diversi errori, così come a Reggio Emilia, quando sbagliò l'undici titolare, dando fiducia a Dalbert che sembra essere un oggetto misterioso e affidandosi a una "mediana" (Brozovic-Vecino) in difficoltà fisica e appena rientrata dai mondiali, allorchè sarebbe stato più affidabile il supporto di giocatori quali Gagliardini e Candreva, meno appariscenti ma più affidabili. Si sono giocate solo due giornate di campionato e tutto è ancora in gioco, sia chiaro, l'idea però, è che Spalletti abbia deciso di puntare su un gioco troppo Naingolan-centrico, che ha patito l'assenza in queste gare del centrocampista belga; potrebbe rivelarsi una decisione un po' azzardata, perchè il Ninja ha 30 anni e non sempre garantisce continuità nell'arco di un campionato. La speranza per i tifosi della Beneamata è che Spalletti ricompatti l'ambiente e trovi una nuova quadratura a una squadra giù di tono. La prossima trasferta di Bologna rappresenta già un piccolo crocevia, perché l'inizio boom di Napoli e Juve non permette altri passi falsi. 

Fonte: l'autore Carlo Cecino

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