Jorge Luiz Frello Filho, il faro

Nato in Brasile, cresciuto in Italia, consacratosi in Inghilterra: il mondo ha scoperto Jorginho

di Nicola Coppola
Nicola Coppola
(11 articoli pubblicati)

Nicolò Barella, prima della gara contro la Spagna, ha detto: "La mediana iberica è forte, ma io gioco con due fenomeni".  A Sportitalia Maurizio Sarri ha sostenuto che, ove vincesse anche l'Europeo dopo la Champions League, Jorginho sarebbe un candidato serio al Pallone d'Oro, aggiungendo: "Devi mettergli gli occhi addosso e guardare solo lui in partita. È tanto bravo e intelligente che fa sembrare tutto facile, raramente ti rimane negli occhi qualcosa di spettacolare. E' un giocatore raffinato, probabilmente non capibile da tutti."

Nessuno, probabilmente, può raccontare Jorginho meglio del suo mentore, di colui che lo ha esaltato a Napoli e voluto ad ogni costo al Chelsea, strappandolo a Guardiola, fra lo scetticismo di tifosi e giornalisti. Già, perché a tutti sarà venuto in mente - almeno una volta che fosse una, sbagliando - di ricondurlo ad un sistema rigido, che prevedesse un centrocampo a tre, al ritmo compassato del suo incedere, al possesso ad ogni costo.  Invece no: è Jorginho a incidere sul gioco delle squadre in cui milita, fino a determinarlo. In fase di possesso, è lui lo sfogo costruttivo della difesa, il riferimento per i compagni di reparto, l'uomo d'ordine che dà il tempo alle punte di occupare l'area e agli esterni di prendere il fondo. In fase di non possesso è l'uomo che copre le linee di passaggio, che alza e abbassa la mediana a ridosso delle punte o della linea difensiva. 

All'aggressività dei vari Barella, Kanté, Allan sono delegati il pressing e gli inserimenti, mentre Jorge resta lì, ad occupare le consuete zone di campo: la luce che emana non è quella spettacolare dei fuochi d'artificio di Don Andrès Iniesta, non è la fiamma ossidrica di Wesley Sneijder, ma quella di un faro, supporto alla navigazione per i piloti in mezzo al mare. Jorginho è essenziale, come soltanto lui sa essere, in tutte le sfaccettature del termine. Sobrio, semplificato, conciso e, per questo, anche sostanziale, necessario, indispensabile. 

Prima Sarri  e poi Tuchel gli hanno consegnato le chiavi del gioco, Mancini ha plasmato la Nazionale italiana su di lui, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Per i risultati, di cui Jorginho è mite e meticoloso produttore; per l'estetica, di cui non è essenza, ma ragionevole presupposto; per la credibilità, per la capacità di donare una dimensione, per l'attitudine che ha a caratterizzare. Finalmente il mondo comincia a percepire il regista del Chelsea per quello che è: un calciatore di livello mondiale, una prima scelta assoluta.

Fonte: l'autore Nicola Coppola

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