Jordi un nome prima del cognome

Storia del figlio di Johan Cruyff che scelse il calcio per il piacere del gioco

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(152 articoli pubblicati)
Villarreal vAlavesX

Era il 1970 quando Cat Stevens compose l'intramontabile canzone "Father & Son".

Esattamente quattro anni dopo, nel 1974, nasceva Jordi Cruyff figlio di una delle icone del calcio del novecento come seppe essere Johan Cruyff. 

Un padre che potremmo dire non fu solo genitore dei propri figli ma che fu l'emblema calcistico di quella generazione in grado di porre in atto una violenta frattura tra il mondo dei giovani e di quello degli adulti.

L'Arancia Meccanica del calcio introdusse il cosiddetto "calcio totale" e Johan Cruyff ne fu profeta indiscusso.

E' singolare però che per la rivoluzione dei giovani servisse comunque un "padre" come fu per l'Ajax e per l'Olanda l'allora quarantenne Rinus Michels.

Ancor più singolare è tornando all'incipit iniziale che in quel determinato periodo di "rottura" proprio l'allora ventenne Cat Stevens cantava l'amor paziente di un padre verso il proprio figlio.

"But take your time, 

think a lotThink of everything you've got

For you will still be here tomorrow

But your dreams may not"

E certamente nascere Cruyff e intraprendere la carriera calcistica difficilmente poteva rappresentare un viatico semplice e lineare.

Ma spesso dimentichiamo che il nostro percorso non è frutto di scelte imposte ma di scelte in grado di portarci alla gioia.

Jordi - Enea con sopra le spalle il peso del padre Johan - Anchise in un cammino che iniziò a Barcellona con la squadra B quando il papà allenava Il Barcellona dei "grandi".

Jordi poi non a caso come il nome catalano di San Giorgio che della Catalogna è santo patrono quasi a simboleggiare un legame viscerale con quella terra che accolse il padre una volta esaurita l'esperienza con l'Ajax .

Barcellona (prima squadra) dal 1994 al 1996, poi Manchester United per un triennio, Celta Vigo, ritorno alla squadra di Sir Alex Ferguson e poi Alaves ed Espanyol furono queste le tappe più importanti del ragazzo durante la propria carriera di calciatore.

Ragazzo che sulla maglietta non volle scritto il cognome ma solamente il nome di battesimo quasi a voler simboleggiare il distacco da un fardello troppo grande da portare. Peso di aspettative ingiustamente alte come se nell'opinione pubblica quando si parla di eredità si perdesse di vista che la progenie non è obbligatoriamente una prosecuzione tout court dei genitori.

Bagaglio leggero per poter correre leggeri.

Nonostante questo però Jordi fu un buon calciatore capace di mostrare il proprio talento sulla trequarti campo.

Talento al servizio della squadra ma anche con un discreto fiuto del goal.

La stagione forse più importante dell'olandese al netto dei successi conquistati con Barcellona e Manchester United dove non ebbe sempre il ruolo di attore protagonista fu certamente quella del 2000/2001 dove indossando la "camiseta" del Deportivo Alavés riuscì a condurre la compagine basca in finale di Coppa UEFA in una cavalcata incredibile in cui l'Alavés eliminò squadre come l'Inter e si arrese soltanto al Liverpool di Owen e Gerrard nell'ultimo atto della competizione in una partita incredibile dove gli inglesi vinsero 5 a 4 grazie soltanto al golden gol maturato nei tempi supplementari.

"I genitori devono essere affidabili, non perfetti,

i figli devono essere felici, non farci felici".

Sembrano perfette le parole di Madre Teresa di Calcutta per cercare di dare un senso a uno dei grandi temi della vita di tutti noi.

E restando sempre alle affermazione della Santa dei lebbrosi possiamo dire che Jordi con un pallone tra i piedi sia stato felice senza pensare a ogni costo al proprio cognome.

FC Barcelona U19 - Ajax U19 - Friendly M
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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