In Italia per ora ha vinto l’ipocrisia

Storia dell'estate più imbarazzante del calcio italiano: da una parte i milioni della Serie A, dall'altra il disastro delle serie cadette

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(125 articoli pubblicati)
Un pallone immobile

Una rosa rossa splendida che a prima vista sembrerebbe l’ennesimo capolavoro firmato Madre Natura, ma che poi presenta nel proprio stelo un numero infinito di spine, pronte a ferire anche il più esperto dei giardinieri. Il paragone più calzante per il calcio italiano odierno è pressappoco questo e non è difficile capire come mai: la Serie A, visti i tanti investimenti sia nel mercato dei giocatori che in quello audiovisivo, è da quasi tutti considerata in crescita, mentre dalla Serie B in poi c’è il caos più totale.

Molti hanno addirittura azzardato frasi del tipo “il calcio italiano sta resuscitando”, spinti soprattutto dall’arrivo di Ronaldo alla Juventus, dimenticandosi quasi volontariamente che l’arrivo del Pallone d’Oro non significa per forza che il movimento sia in ripresa, tutt’altro. In Serie B non passa stagione che almeno un paio di squadre, anche tra le più storiche, arrivi ad un passo dal fallimento, sempre che non sia troppo tardi (quest’anno a Bari, Avellino e Cesena il baratro non è stato evitato), mentre in C avere solo un paio di società malmesse per girone sa quasi di miracolo. E in un clima così raggelante ha ancor di più peggiorato la situazione l’iter giudiziario italiano: con agosto ormai agli scampoli non ha tuttora dato esiti definitivi sui vari ricorsi delle società ripescate o meno. Già, i ripescaggi, una pagina divenuta davvero triste col cambio d’assetto del campionato cadetto, improvvisamente divenuto a 19 squadre per far sì che le società iscritte di diritto possano godere di qualche milioncino in più proveniente dalle tv, quasi dimenticandosi delle regole stabilite tanto tempo fa. Un disastro organizzativo che ha portato al blocco del campionato di Serie C, che fino a metà settembre non ricomincerà (nella migliore delle ipotesi), e al possibile sciopero dei calciatori, che ormai ne hanno le tasche piene di questa situazione.

Uno scenario che si presta a mille commenti, ma mai da una frase del tipo “il calcio italiano sta rinascendo”. No, un ambiente in ripresa non presenta così tanti problemi! Un ambiente in ripresa dovrebbe dare segnali incoraggianti fin dalle basi, non solo dal suo apice. In Europa ci sono realtà come l’Inghilterra in cui persino le squadre della Championship, la serie cadetta della Premier, possono permettersi giocatori e allenatori importanti (vedi il Leeds che ha puntato su Bielsa), cosa che in Italia saprebbe di utopia anche per società di Serie A.  L’arrivo di grandi stelle come Ronaldo di certo può aiutare, e tanto, ma allo stesso tempo non può curare all’improvviso un malato terminale come il calcio italiano delle categorie inferiori.

Servono cambiamenti intelligenti e al più presto, perché lo sport del pallone in Italia deve essere una passione che si presti a tutte le realtà, anche quelle minori, non solo a quelle più famose e facoltose. Il guaio vero è che più passa il tempo e più sembra che in realtà il disegno sia proprio questo, perciò se le cose stessero davvero così, beh, tanto vale far marcire la rosa e cercare altri fiori, magari meno cari, magari più puri…

Fonte: l'autore Edoardo Gori

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