Inter, non farti prendere dal panico (e dagli incubi)

La prima sconfitta in campionato può far rievocare vecchi fantasmi, legati al recente passato. A Spalletti il compito di fare da "ghostbuster"

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(125 articoli pubblicati)
Spalletti

Se lo scorso agosto avreste detto ad un qualunque interista che la sua squadra avrebbe perso per la prima volta dopo 17 giornate lui di certo avrebbe firmato qualunque ipotetico documento. Magari avrebbe iniziato a fare qualche resistenza se gli avreste raccontato come tale sconfitta sarebbe maturata: ovvero con un 3-1 in casa con l'Udinese, dopo aver sprecato qualche occasione di troppo e aver preso gol con una doppia responsabilità di Santon (dopo che il resto della difesa non aveva mostrato molti timori, tolta un'azione ad inizio ripresa con Lasagna fermato da Handanovic). In un campionato dove le prime della classe vanno a 200 all'ora, rischia di essere una brutta imbarcata, ma se Spalletti e i suoi si fanno prendere dai fantasmi allora gli incubi possono già fare il proprio ingresso nelle nottate dei tifosi. In tanti riallacceranno questa giornata a quella maledetta partita col Sassuolo: quella dove Consigli parò tutto (ma proprio tutto), salvo poi vedere Berardi segnare il rigore dello 0-1 al 94esimo.

Far ciò però sarebbe un errore: quell'Inter aveva già passato delle giornate da incubo, basti ricordare il 4-1 della Fiorentina di Sousa di settembre e il 2-1 della Lazio due settimane prima (la sera dove Felipe Melo colpì con un calcio volante Biglia). Farsi prendere da quei ricordi lì è l'ultimo passo da compiere, specialmente in una stagione dove si è giunti a dicembre con una sola imbarcata (e dopo aver vinto a Roma e fatto risultato a Napoli e Torino). L'Inter non ha iniziato la stagione per vincere lo scudetto, non l'ha proseguita per rimanere in testa al campionato e non la continuerà col sogno che si possa finire davanti a tutti, a meno di miracoli clamorosi o di demeriti avversari.

La squadra ha ancora margini di sviluppo, anche se è un po' corta (specialmente sugli esterni e a centrocampo), ma sono problemi che un allenatore come Spalletti e una coppia di dirigenti come Sabatini e Ausilio possono superare. I grandi progetti partono sempre a piccoli passi, ci vuole pazienza. Di certo andare in Champions League dopo 5 anni è l'obbiettivo da non tralasciare, senza scervellarsi troppo su traguardi più grandi o più modesti. Con la giusta tranquillità e magari con uno o due innesti a gennaio l'Inter ha tutte le carte in regola per farcela, basta non esaltarsi o perdersi d'animo, sia che si lasci Torino senza perdere o che si conceda la giornata di gloria all'Udinese. Per Spalletti sarà una bella sfida, ma a lui queste sfide piacciono, no?

Mano al mercato
Fonte: l'autore Edoardo Gori

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