Il Mondiale perde un’altra protagonista: Spagna eliminata ai rigori

La squadra di Hierro cede il passo ai rigori dopo oltre 120 minuti di assedio. La Russia accede ai quarti dove affronterà la Croazia

di Antonio Salvati
Antonio Salvati
(78 articoli pubblicati)
Dzyuba

E vanno via anche i Campioni del Mondo del 2010, la Spagna, altra vittima eccellente di questo Mondiale sempre più ricco di sorprese. Passa la Russia, dopo i calci di rigori ed un'eroica difesa ad oltranza durata oltre 120 minuti durante i quali gli uomini di Cherchesov sono stati quasi sempre cinti d'assedio dalle Furie Rose.

La Russia era partita in modo disastroso, quando Ignashevich, cercando di limitare la pericolosità di Sergio Ramos su calcio d'angolo in un tentativo maldestro (e falloso) di marcatura, provoca l'autogol che sblocca la gara. Una partita che, a quel punto, sembrava in discesa per la Spagna, in controllo totale con la sua irridente e stremante rete di passaggi, atta soprattutto a gestire un vantaggio seppure minimo.

L'errore della Spagna è sicuramente stato quello di non essere incisiva ed efficace nel cercare il raddoppio che avrebbe dato ancor più tranquillità, che si è accontentata di gestire il punteggio. In effetti la Russia non stava creando grossi grattacapi, uscendo raramente dalla propria trequarti. Però, succede l'impensabile: mancano pochi minuti all'intervallo e su azione da calcio d'angolo, Pique salta a vuoto e in modo scoordinato, il pallone va a picchiargli il braccio proteso verso il cielo dopo un colpo di testa dell'avversario, un fallo di mano evidente che Kujpers non può non sanzionare con la massima punizione. Dzyuba trasforma dagli undici metri, il Luzhniki esplode ed è tutto da rifare per la Spagna.

Il secondo tempo è un monologo. Spagna riversata nella metà campo russa ma priva di idee per poter espugnare la roccaforte tessuta da Cherchesov. Diego Costa è un corpo estraneo, isolato tra le maglie russe e mai opportunamente cercato dalla folta schiera di trequartisti spagnoli. Silva, Asensio, Isco, Iniesta cercavano insistentemente un fraseggio che si spostava quasi sempre in orizzontale, quasi mai in verticale. Era facile, quindi, per la Russia contenere gli attacchi spagnoli e tentare qualche timida sortita offensiva, senza grossi effetti e pericoli per la retroguardia spagnola.

Inevitabile che la partita si allungasse ai supplementari, nei quali la Spagna ha qualche occasione in più, con Iniesta e Carvajal per poter sbloccare il risultato, ma la Russia resiste. Aspas cerca di dare più brio alla manovra offensiva, cercando (quando possibile) la profondità allungando ed allargando le maglie della difesa russa, ma la stanchezza e la pioggia, che nel frattempo cadeva su Mosca lasciavano presupporre un finale ai calci di rigore, idea per la quale Cherchesov ed i suoi ragazzi avrebbero firmato volentieri.

La lotteria dei rigori, si sa, annulla quasi tutti i valori tecnici premiando  sangue freddo e lucidità. Quella lucidità che sul dischetto manca a Koke ed Aspas, autori dei due rigori sbagliati dalla Spagna contro i russi che fanno en-plein, andando a bersaglio quattro volte su quattro, rendendo inutile anche l'ultimo rigore. Il Luzhniki esplode di nuovo, la Russia raggiunge uno storico quarto di finale, dove si scontrerà con la Croazia, in una partita che si annuncia incandescente; sulle ali dell'entusiasmo la squadra di Cherchesov se la può giocare con chiunque e la Croazia vista con la Danimarca non è stata così apprezzabile come quella della prima fase. 

La Spagna ha invece sprecato la sua occasione. Per la mole di gioco costruita avrebbe meritato forse qualcosa di più, ma in partite così importanti bisogna essere più "cattivi". La Spagna non lo è stata ed è stata punita, lasciando inaspettatamente la rassegna iridata che perde un'altra protagonista. Onore alla Russia, che non ha rubato nulla, puntando tutto sull'agonismo e su un pizzico di fortuna che, in un Mondiale, averne un po' in più non guasta mai. 

Fonte: l'autore Antonio Salvati

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