Un altro modo di intendere il calcio è possibile?

Nei giorni scorsi Gonzalo Higuain ha rilasciato un'intervista a "La Nacion" nella quale parla delle troppe pressioni nel calcio a certe latitudini

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(152 articoli pubblicati)

Nei giorni scorsi Gonzalo Higuain ha rilasciato un'intervista molto interessante e piena di spunti su cui varrebbe la pena soffermarsi a riflettere.

Al quotidiano argentino "La Nacion" l'attaccante dell'Inter Miami (ed ex di Napoli e Juventus tra le altre) ha dichiarato di essere molto felice di aver scelto di trasferirsi negli Stati Uniti per proseguire la propria carriera in MLS in quanto "sono uscito da quella bolla di pressione, di richieste, di voci dei media e di critiche di tifosi. Parlavano tutti di me e non ce la facevo più. La verità che le persone comuni non ti giudicano se sbagli un gol oppure se vieni espulso. Posso mettermi in fila al supermercato come una persona normale”.

Proseguendo nella chiacchierata il centravanti sudamericano ha affermato poi “Ho lavorato duro ovunque sono stato. Dopo il mio ritiro non rimarrò nel mondo del calcio, ho giocato a Madrid, al Napoli, alla Juventus, al Milan, al Chelsea. Mi sono guadagnato tutto giorno dopo giorno, sudando e lavorando duro. Ma puoi avere tutti i soldi del mondo e sentirti solo. E paghi un prezzo altissimo, ti dicono che sei grasso o magro, che hai capelli lunghi o sei pelato, che hai fatto crescere tanto la barba ma nessuno s’interessa davvero a come mi sento. Pensate sia venuto all’Inter Miami a fare una passeggiata? Non mi perdonerei mai e poi mai".

Le affermazioni di Higuain arrivano come una lama affilata che dovrebbe squarciare il "pesante velo" il quale in alcune circostanze sembra ammantare il mondo del calcio dove gli atleti passano dall'essere osannati ad essere criticati in modo spietato senza considerare che dietro lo sportivo c'è sempre la persona.

L'argentino non è di certo il primo a porre l'attenzione su di un aspetto così delicato e far emergere come alle nostre latitudini il calcio stia diventando sempre meno un'attività per umani ma sempre di più una corsa sfrenata alla perfezione che non perdona chi rimane indietro.

Nelle scorse settimane Cesare Prandelli ha deciso di dimettersi da allenatore della Fiorentina (e molto probabilmente di porre fine alla propria carriera di tecnico) per "scorie e veleni che talvolta presentano il conto tutto assieme".

L'ex allenatore della nazionale ha deciso di fare un passo indietro perché molto probabilmente non riusciva più a riconoscersi in un mondo che va troppo di fretta. La lettera con cui ha salutato la piazza fiorentina è un documento prezioso pieno di sensibilità umana e che andrebbe letto a Coverciano prima ancora che agli aspiranti allenatori vengano impartite lezioni di tattica.

Andrebbe recuperata la dimensione umana di uno sport che vive del gesto umano e pertanto va da se che se il protagonista del gioco non è considerato secondo la propria natura il gioco stesso non può che non snaturarsi.

Il matematico e filosofo francese Blaise Pascal diceva che "l'uomo non è che una canna, la più debole della natura, ma è una canna che pensa".

Ecco quindi che forse il fatto di poter recuperare e rispettare il pensiero dell'essere umano (in questo caso dell'atleta) prima ancora di pretendere qualcosa da esso potrebbe essere la strada di un gioco capace di ritornare alle proprie origini.

Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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