Gianni Brera, il grande maestro: tributo al re del giornalismo sportivo

L'uomo che ha cambiato radicalmente il modo di raccontare il calcio e non solo

di Giovanni Cigognini
Giovanni Cigognini
(56 articoli pubblicati)
Il re del giornalismo sportivo

Sono passati vent'anni dalla morte di Gianni Brera in un tragico incidente d'auto. Mi vengono i brividi mentre scrivo, mentre racconto di lui, la persona che mi ha fatto innamorare attraverso i suoi scritti dell'uso del linguaggio e mi ha insegnato a vedere non solo lo sport, ma anche la vita sotto un diverso punto di vista.  Considero Gianni Brera un maestro se non un vero e proprio "guru". Il suo modo unico di  dipingere con le parole le cronache sportive, fino a farle diventare  veri e propri affreschi, andrebbe seguito come il vangelo da tutti coloro che amano il giornalismo e la lingua italiana. Da bambino aspettavo avidamente di leggere i suoi articoli su La Gazzetta dello Sport, della quale divenne il direttore, e quando si spostò a scrivere su Il Giorno costrinsi la mia famiglia a cambiare l'abituale quotidiano per continuare a seguirli.

Le descrizioni delle partite che raccontava come inviato erano ognuna un romanzo, con coreografie dialettiche completamente innovative. I personaggi (i calciatori o gli altri protagonisti degli sport commentati) venivano descritti con un linguaggio inedito, carico di enfasi, sia che volesse esaltarli o denigrarli, e con la giusta dose di ironia e sarcasmo. La sua creatività si esprimeva spesso con uso di neologismi, con la ricerca di aggettivi estrapolati dal passato o costruiti ad hoc, con l'attribuzione di soprannomi roboanti (ecco uno dei suoi già citati aggettivi) tuttora in uso: la "Beneamata" Inter, l'"abatino" Rivera, "Rombo di tubono" Gigi Riva e così via. Pur fedele nell'annotare le note di cronaca con puntualità, ricamava spesso coloriti commenti sui moduli di gioco e sull'importanza psicologica dell'allenatore (vedi libro su Helenio Herrera) anticipando di fatto il calcio moderno. Mai peli sulla lingua, anzi, giudizi spesso in controtendenza che suscitavano spesso ferventi polemiche. Come dimenticare le arringhe sulla famosa staffetta Rivera-Mazzola? Uomo sempre coerente alle proprie idee, da buon bassaiolo, non ha mai avuto paura di affrontare a viso aperto la vessazione delle malelingue. 

Non ho mai smesso di seguirlo neanche quando, in età avanzata, condusse su piccole tv locali trasmissioni che univano argomentazioni enologico-culinarie e aneddoti sulla sua vita sapientemente miscelati con  vicende calcistiche. Tematiche ampiamente sviluppate in tutti i suoi libri. In fondo si faceva beffe della vita pur senza dimenticarne mai la drammaticità.   Memore della sua, vissuta prima da paracadutista durante la seconda guerra mondiale e poi da partigiano. Forse per questo riuscì sempre a dare alla "battaglia" sportiva  l'esatta miscela di valori drammatici e goliardici.  

Grazie Giuanìn Brera, per me come Mohamed Alì, il più grande.

Fonte: l'autore Giovanni Cigognini

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