Finalmente Mario! Caro Balotelli, quanto ci sei mancato

A San Gallo spunta la cresta di Supermario. Un elogio all'arte dell'improvvisazione.

di Giacomo Carlesso
Giacomo Carlesso
(11 articoli pubblicati)

Ieri sera a San Gallo, esordio positivo della neonata Nazionale guidata da Roberto Mancini. Un 2-1 sulla modesta Arabia Saudita, da ricordare soprattutto per il ritorno alla maglia azzurra, condito da segnatura, di Mario Balotelli (di Belotti l'altra realizzazione). Nel goal segnato da Balotelli è riassunto tutto ciò che è mancato all'Italia per qualificarsi ai prossimi campionati del mondo: la volontà di tentare; la volontà di dimostrare la propria qualità e il proprio valore; ed infine, la capacità di saper andare oltre uno schema per incidere con spavalderia sulle sorti dell'incontro.  In una parola: improvvisazione. 

L'improvvisazione che ha da sempre contrassegnato i giocatori simbolo della Nazionale: da Baloncieri a Meazza, passando per Raimundo Orsi, per arrivare poi a Rivera, Riva, Conti ed infine Baggio, Vieri, Totti e Del Piero. Improvvisazione e capacità di adattarsi al contesto. Con questo non s'intende paragonare Balotelli ai campioni suddetti, ma constatare che il ventisettenne nato a Palermo è l'unico giocatore convocabile in grado di decidere, in maniera imprevedibile, le sorti dell'incontro con una sua giocata.  Non a caso da solo ha segnato 14 reti in 34 partite, solo 3 in meno rispetto a Immobile, Insigne, Belotti e Zaza, pur non indossando la maglia tricolore da 4 anni.   

Se si va ad analizzare nello specifico gli altri componenti del reparto offensivo si potrà notare che: le qualità di Insigne sono sempre state esaltate dal modo di giocare della squadra in cui militava, prima il Foggia e il Pescara, con Zeman, e poi il Napoli (in particolare da Sarri), non trovando pressoché mai riscontro in Nazionale (un po' per defezioni fisiche che in campo internazionale, talvolta, ne hanno limitato il rendimento; un po' per le scelte tecniche di Ventura che lo hanno assai estraniato dal gioco, o non gioco, dell'Italia); Immobile non sia mai stato in Nazionale il cannoniere che è ora in serie A con la Lazio, perché inadatto a giocare in carenza di spazi e carente nella capacità di lettura dell'incontro (fondamentale quando si gioca in un undici poco amalgamato ed in continuo cambiamento); ed infine Belotti, centravanti tutto da forgiare in ambito internazionale, al quale auguro di misurarsi in contesti più competitivi e più motivanti per ottenere una maggior consapevolezza del proprio potenziale.

In sintesi: Insigne è Insigne nel Napoli; Immobile è Immobile nella Lazio; e Belotti è Belotti nel Torino. Balotelli è sempre stato Balotelli indipendentemente dal club o dalla rappresentativa nazionale nei quali ha militato. Il suo non è mai stato un problema tecnico. Tecnicamente è indiscutibile. E una Nazionale disorganizzata, come quella di Ventura e non come quella guidata da Conte, non avrebbe dovuto anteporgli alcun attaccante attualmente in attività.  Mancini lo ha capito, Ventura, a suo tempo, no. 

In una rappresentazione scenica come quella calcistica, la cui sceneggiatura è tutt'al più improntata sul canovaccio, l'arte di saper improvvisare, soprattutto in tempi di vacche magre come queste, è fondamentale e lasciarla a casa significa rischiare di non arrivare a mettere nemmeno un piede sul palco.

La fonte dell'articolo è l'autore Giacomo Carlesso

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