Suicidio Oranje: la Repubblica Ceca fa l’impresa e vola ai quarti

I gol di Holes e Schick permettono ai cechi di sopraffare gli olandesi per 2-0 e di volare a Baku per affrontare la Danimarca. Espulso De Ligt

di Stefano Boffa
Stefano Boffa
(217 articoli pubblicati)

Prima grande sorpresa di questi Europei. Alla Puskas Arena di Budapest, la Repubblica Ceca, contro ogni pronostico, beffa l'Olanda con un clamoroso 2-0 e si qualifica per i quarti di finale di Euro 2020, dove affronterà la Danimarca a Baku. Prova di carattere degli uomini di Silhavy, caratterizzata da una grande organizzazione difensiva e dall'espulsione di De Ligt che ha azzoppato l'Olanda. Per gli Oranje tante sono le recriminazioni, non solo l'espulsione: la prova incolore di alcuni dei protagonisti della fase a gironi (Wijnaldum, Depay e Malen tra tutti) ha pesantemente influito sul risultato finale e il ct De Boer ha avuto il demerito di non riuscire a ricompattare la squadra nel momento del bisogno. In più, per una squadra che aveva chiuso il girone di qualificazione con 8 gol fatti, non riuscire a fare un tiro nello specchio della porta contro la Repubblica Ceca è uno smacco difficile da digerire, soprattutto se si considera che l'Olanda si trovava nella parte "semplice" del tabellone.

Per quanto riguarda l'andamento della gara, De Boer si è affidato ancora a quel 5-3-2 che tanti malumori ha suscitato in patria, con Malen confermato in attacco insieme a Depay al posto di Weghorst, mentre De Roon si riprende il posto davanti alla difesa in vece di Gravenberch; Silhavy, invece, ha giocato a sorpresa le carte Sevcik e Barak al posto di Jankto e Darida (infortunato), con Kaderabek terzino sinistro al posto dello squalificato Boril e Holes ancora preferito a Kral davanti la difesa insieme a Soucek. Il primo tempo non gode di grandi sussulti: l'Olanda prova a sfruttare la velocità di Depay, Malen e Dumfries per mettere in difficoltà la lenta retroguardia ceca, ma il solito supporto di Wijnaldum e De Jong sembra venire un po' meno e tutti gli attacchi si riducono a potenziali occasione e nulla più. Per quanto concerne la Repubblica Ceca, invece, solo qualche sporadico tentativo dalla distanza poco convinto con Holes al 2' e con Schick al 28', anche se la prima ghiotta chance per sbloccare la partita capita sul piede di Barak al 38', il quale, ben imbeccato da Masopust in area, tenta il mancino a giro, ma si ritrova la conclusione murata da De Ligt in angolo.

Dopo un primo tempo ai limiti del soporifero, nella ripresa si vedrà ben altra partita. Al 52', uno strappo tanto improvviso quanto letale di Malen permette all'attaccante oranje di presentarsi a tu per tu con Vaclik, ma il portiere ceco è bravo in uscita bassa a sradicargli il pallone  dai piedi. Al 55', arriva l'episodio che cambia la partita: De Ligt perde l'equilibrio in un uno-contro-uno con Schick e prende volontariamente il pallone con le mani al limite dell'area. L'arbitro Karasev, inizialmente, opta per il giallo, ma il Var corregge la decisione del direttore di gara russo e l'ammonizione si trasforma in espulsione. La partita, a questo punto, prende tutta un'altra piega e la Repubblica Ceca diventa più audace, convinta di avere una speranza per superare lo scoglio. Al 64', un cross di Coufal dalla destra viene raccolto da Kaderabek che, da buona posizione, si fa murare il tiro da Dumfries. Al 68', si sblocca la partita: calcio di punizione di Barak a trovare sul secondo palo Kalas, il quale approfitta dell'uscita a vuoto di Stekelenburg per regalare il pallone vincente all'accorrente Holes sul palo opposto che, di testa da pochi passi, non può sbagliare. 1-0 Repubblica Ceca e Olanda sulle gambe. All'80', arriva anche il raddoppio: grande azione di Holes sulla sinistra e cross basso al centro per l'accorrente Schick che deve solo appoggiare in porta. 2-0 e quarto gol in altrettante partite per il centravanti ceco, ad 1 gol da Ronaldo. 

Dopo 6 minuti di recupero, arriva il triplice fischio che manda in visibilio il popolo ceco; per l'Olanda, invece, un brusco risveglio dopo aver cullato i sogni di gloria.  

Fonte: l'autore Stefano Boffa

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