Gioia Italia: soffre, ma vince 2-1 con l’Austria ai supplementari

I gol di Chiesa e Pessina, subentrati dalla panchina, permettono agli Azzurri di giungere ai quarti, rendendo inutile la segnatura di Kalajdzic

di Stefano Boffa
Stefano Boffa
(215 articoli pubblicati)

Si vola a Monaco di Baviera! A Wembley, l'Italia di Mancini regola l'Austria per 2-1 dopo i tempi supplementari al termine di una gara complicata e si qualifica per i quarti di finale di Euro 2020. Match dai 3 volti quello degli Azzurri: un primo tempo dove erano state confermate tutte le buone impressioni manifestatesi durante il girone eliminatorio, un secondo tempo di grande difficoltà dove si è rischiato il tracollo e dei tempi supplementari dominati con tanto di brivido finale. Non ha nulla di cui rimproverarsi, invece, l'Austria, che ha fatto la sua onesta partita, gettando anche il cuore oltre l'ostacolo, e che è stata la squadra che, finora, ha messo più in difficoltà l'Italia attraverso la corsa e la fisicità. 

Tornando alla partita, Mancini ha schierato la formazione-tipo dopo l'ampio turnover attuato con il Galles, ad eccezione degli infortunati Chiellini e Florenzi, sostituiti da Acerbi e Di Lorenzo, e di Locatelli, a cui è stato preferito Verratti. L'Austria risponde con il suo 11 base, confermando Arnautovic al centro dell'attacco al posto di Kalajdzic e con Alaba tornato nel suo ruolo naturale di terzino sinistro. Il primo tempo è stato un netto dominio azzurro, con la squadra di Mancini che va per due volte vicina al vantaggio: prima, al 16', Bachmann di piede respinge la conclusione dal limite di collo esterno di Barella, ben servito dal solito Spinazzola; poi, al 32', l'incrocio dei pali strozza l'urlo in gola ad Immobile, autore di una sassata da quasi 30 metri. 

Nella ripresa, l'Austria sembra aver preso le misure e l'Italia inizia ad innervosirsi, diventando molto fallosa e poco reattiva in difesa. Il primo brivido verso la porta di Donnarumma lo crea Alaba, il cui calcio di punizione dal limite al 52' termina di poco alto rispetto alla traversa. Sospirone di sollievo, poi, per l'Italia al 65', quando il Var annulla il gol del vantaggio austriaco di Arnautovic per fuorigioco di quest'ultimo al momento della sponda vincente di Alaba sul cross dalla destra di Lainer. Dopo qualche tentativo poco convinto sia da una parte che dall'altra, si va ai tempi supplementari, con l'Italia rivoltata come un calzino con gli ingressi in campo di Chiesa, Locatelli, Pessina e Belotti per Berardi, Verratti, Barella e Immobile.

Il primo tempo supplementare risulterà essere quello decisivo per le sorti delle due squadre: al 95', Spinazzola apre sulla destra verso Chiesa, il quale controlla il pallone, evita con una finta Laimer e col sinistra buca la porta con un bolide dall'interno dell'area di rigore che non lascia scampo a Bachmann per l'1-0; poi, al 105', Pessina sfrutta la sponda da terra di Acerbi per battere ancora una volta il portiere austriaco, permettendo all'Italia di chiudere la prima frazione supplementare avanti di 2 gol. 

Nel secondo tempo supplementare c'è pure gloria per Donnarumma, che dopo 24'' deve distendersi per sventare la conclusione dalla distanza precisa e potente di Schaub. Al 110'Sabitzer ha la palla buona per riaprire la partita, ma il suo tiro ravvicinato finisce clamorosamente alto. Al 114', dopo 1168' di imbattibilità, Donnarumma è costretto alla resa: corner di Schaub e colpo di testa in tuffo del neo-entrato Kalajdzic, il quale sfrutta il buco lasciato da Jorginho sul primo palo per riaprire la partita. Al 119', l'Italia va vicinissima al terzo gol, sempre con Chiesa, che riesce a superare Bachmann con il pallonetto, ma si fa recuperare da Trimmel sul più bello.

Al triplice fischio dell'arbitro Taylor, Mancini può finalmente esultare: ora la striscia dei risultati utili consecutivi è arrivata a 31 e Pozzo è stato superato. Ora, non resta che attendere la vincitrice del match tra Belgio e Portogallo per conoscere la nostra avversaria ai quarti di finale. Cocente delusione, invece, per l'Austria, arrivata ad un passo dall'impresa. 

Fonte: l'autore Stefano Boffa

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