Diritti tv, una via verso un calcio sempre più caro

l'assegnazione dei diritti del triennio 2018-2021 ha generato molte polemiche

di Luca95 Meringolo
Luca95 Meringolo
(125 articoli pubblicati)
Pay Tv

L'asta per l'assegnazione dei diritti del triennio 2018-2021  del campionato di Serie A si è risolta con la vittoria da parte di Sky e PerformSky offrirà 266 partite ai suoi abbonati, mentre le altre 114 saranno su Perform. L'assegnazione ha comunque evidenziato un dato da non trascurare, a livello economico ormai siamo diventati il quinto campionato, superati anche dalla Ligue 1 e questo deve essere una grande motivazione per tutte le nostre squadre ad inalzare il livello del calcio Italiano. Altro tema molto importante da discutere all'ordine del giorno è sicuramente quello di un calcio ormai sorretto unicamente o quasi dalle Pay Tv, infatti all'inizio dell'assegnazione vi era stata la scomparsa provvisoria di 90° minuto, quasi eresia considerando l'appuntamento fisso per molte generazioni dal 1970 ad oggi. 

Non è giusto negare la possibilità di seguire anche tramite sintesi e approfondimenti il calcio specchio di molte società tra cui la nostra. Per fortuna ci sono manifestazioni che dominano il chiaro, i Mondiali su Mediaset grazie all'esclusiva di tutte e 64 le partite sta registrando ascolti stellari e inoltre non dimentichiamo sempre in chiaro ed in esclusiva Rai i turni della Coppa Italia e le partite di qualificazione dell'Italia per Euro 2020. Ovviamente gli appassionati potranno seguire in chiaro una partita il Mercoledì di Champions ( competizione che dopo 6 anni torna sulla Rai) e una partita in chiaro su Tv8 dell'Europa League. Il calcio vive grazie ai soldi ma soprattutto alla passione di milioni di tifosi che sono disposti anche a fare dei sacrifici per seguire la loro squadra del cuore, non ne abusino troppo chi di dovere. 

Fonte: l'autore Luca95 Meringolo

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1 COMMENTI

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  1. johnrobie - 3 anni

    Il calcio è sport universale, piace in (quasi) tutte le parti del mondo e muove passioni ed interessi economici sempre maggiori. La sua magia deriva forse dal fatto che è l’unico legame duraturo che un individuo ha con i sogni della propria infanzia: chi non ha immaginato mentre giocava nei polverosi campetti o asfaltati cortili di un tempo, di essere in uno stadio, davanti a 70mila spettatori, con indosso la maglia della propria squadra del cuore? Il tempo ha cambiato molti aspetti del gioco, anche se ne ha lasciato intatto il fascino. Non molti anni fa, si stava incollati alle radioline dove, al termine del primo tempo, iniziava “Tutto il calcio minuto per minuto”, per conoscere i risultati alla fine dei primi tempi da Enrico Ameri, dal campo in cui si svolgeva la partita più importante della giornata, o da Sandro Ciotti, con la sua inconfondibile voce aspra e rauca. Altri tempi si dirà, è vero, ma solo chi li ha vissuti può capire il fascino che avevano, il gusto della sorpresa. Oggi con le Pay TV, con Internet, la radio è stata sostituita, inevitabilmente, dalle immagini in tempo reale, sicuramente spettacolari, ma la narrazione non è più la stessa. Un tempo dovevi immaginarti l’azione “….ecco Claudio Sala, che supera in dribbling un avversario, arriva sul fondo, cross al centro, colpo di testa di Pulici: rete!”. Per le immagini, tutti in attesa di 90° minuto e verificare, così, se quanto avevi immaginato attraverso la radio corrispondeva alla realtà. Quindi a seguire, il rito di un tempo della partita, prima dell’ora di cena, con le storiche voci di Martellini o Pizzul. Altre epoche c’è poco da fare e ha anche poco senso essere nostalgici.
    Con le TV, anche il linguaggio parlato è cambiato: la telecronaca in coppia, inquadrature da 10 postazioni diverse, alta e altissima definizione e spettacolo assicurato anche nelle partite più banali. Ma mentre qualche tempo fa la Rai assicurava a tutti, grazie al canone, la possibilità di poter vedere il calcio in TV, oggi bisogna pagare e non poco. Cambiano i tempi, come è giusto che sia, ma cambiano soprattutto la società e quindi le persone. Ciò che prima era per tutti, oggi è per chi se lo può permettere. Giusto? Sbagliato? Difficile fare affermazioni assolute, in un senso o nell’altro. Quello che è certo è che tutto il mondo è cambiato, così il calcio e, con esso, anche lo spettacolo televisivo, tutto è influenzato dall’aspetto commerciale dal quale ormai non si può prescindere. Se si vuole costruire una squadra competitiva, gli introiti della TV sono un atout imprescindibile per le società di calcio e i tifosi se vogliono che la loro squadra sia ai vertici, accettano di sborsare soldi per inseguire la loro passione, una consapevole autotassazione, consci del fatto che i tempi in cui esisteva il mecenate di turno, che si chiamasse Agnelli, Moratti, Berlusconi, Sensi o Ferlaino non torneranno mai più. Ma quello che non cambierà mai è il fascino di un gioco che, nonostante il passare del tempo, come diceva Arrigo Sacchi, rimane sempre “la cosa più importante delle cose meno importanti”

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