Delusioni mondiali: vere stelle oppure fuochi fatui?

Esistono o sono mai esistiti giocatori in grado di vincere da soli?

di Roberto Percoco
Roberto Percoco
(9 articoli pubblicati)
Stelle che staranno a guardare

 I mondiali volgono al termine e, come al solito, non sono mancate le sorprese, o per meglio dire non si sono concretizzati i pronostici della vigilia. Le prime 4 saranno europee, non è una novità, viste le ultime edizioni dei mondiali. Non sono stati certamente dei mondiali spettacolari, poche le partite di livello tecnico elevato, pochi gli squilli delle stelle annunciate alla vigilia, molta tattica e qualche cocente delusione. Ad ogni modo molte partite si sono rivelate avvincenti, nonostante tutto. Molte delle stelle annunciate alla vigilia non hanno brillato come si pensava, su tutti Leo Messi e Neymar, le delusioni maggiori. La colpa, ovviamente, non è soltanto loro.

Il primo ha pagato l’assoluta mediocrità di Sampaoli, incapace di sfruttare l’unica arma a disposizione dell’Argentina, la qualità dell’attacco, con impostazioni tattiche assurde (3-4-3 e 4-2-4) e puntando su giocatori non alla frutta ma all’ammazzacaffè, come Mascherano. Se non si ha un centrocampo di qualità (l’Argentina al momento non ne ha) l’unica strada perseguibile era quella di una difesa coperta e palla agli uomini davanti. Vedere Messi, il Dio Giove che ha indossato gli scarpini da calcio, che giocava nel cerchio di centrocampo è stato un insulto alla logica e all’estetica del gioco, perché Messi è una punta e se non lo si capisce è inutile prendersela con il giocatore. Per dirla alla Brera, l’Argentina ha masturbato calcio e pur con un giocatore immenso come Messi non ha potuto fare altro che inchinarsi alla Francia, squadra qualitativamente superiore, con un Mbappè che, pur con alti e bassi, ha mostrato di essere uno dei giovani emergenti con maggiori prospettive.

Per quanto riguarda Neymar, che dire? Vale veramente 200/250 milioni? Ma forse sarebbe più giusto dire: esiste un giocatore che possa valere, sotto l’aspetto squisitamente tecnico una cifra tale? Qualche dubbio è lecito. Se si parla del valore commerciale, inteso come testimonial di prodotti, come brand, forse, ma tecnicamente non si capisce come un giocatore da solo possa valere 5 giocatori (ovvero metà di una squadra) da 40/50 milioni. E qui sta il busillis: il calcio è un gioco di squadra e puoi essere chiunque vuoi, ma senza l’apporto dei compagni non si possono vincere partite da soli. Il Brasile poi ha pagato gli errori di Tite, con un primo tempo contro il Belgio, inconcepibile. Ma i brasiliani non è la prima volta che deludono, senza il loro lato naif non sarebbero brasiliani! Su CR7, il discorso è connesso alla poca incisività degli altri attaccanti, e alla lentezza del centrocampo lusitano.

Anche in questo caso si conferma come siano le squadre ad essere fondamentali, il giocatore fenomenale può fare vincere una partita con la giocata, ma quando è assente oppure non è in giornata, solo la forza di squadra può sopperire. Tirando le somme sono stati dei Mondiali che hanno confermato come la tattica sia sempre più un aspetto prevalente, e la fase difensiva un elemento curato, bene o male, da tutte le squadre in campo (eccezioni Panama e l’Arabia). Per quanto riguarda la Spagna, è forse la fine di un ciclo generazionale, problema acuito dalla grottesca sostituzione del CT a pochi giorni dal Mondiale. Discorso a parte per la Germania che ha pagato, come anche agli Europei, la mancanza di un centravanti in grado di buttare il pallone in porta. Peccato per l’Uruguay, che se avesse avuto a disposizione Cavani, avrebbe messo in difficoltà la Francia e dispiace che il “maestro” Tabarez non abbia potuto giocarsela alla pari. In definitiva, comunque, le squadre arrivate alla fine sono quelle che tutto sommato hanno avuto la maggiore continuità di rendimento, con l’Inghilterra che ha messo in mostra una generazione di calciatori di cui sentiremo parlare e che ci ha liberato gli occhi dalla orripilante visione del calcio svedese (il più inguardabile esteticamente di tutto il mondiale insieme all’Islanda) e con il Belgio che ha avuto in campo l’unica stella che non ha deluso: Eden Hazard.

Fonte: l'autore Roberto Percoco

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