Da Buffon a Benatia: c’era una volta lo ”stile” Juventus

Dopo le polemiche sulle dichiarazioni post Madrid del portiere, adesso a far discutere è la risposta volgare del difensore a un monologo di Crozza

di Stefano Bagni
Stefano Bagni
(16 articoli pubblicati)
Crozza

Continuano le polemiche, dopo la maledetta trasferta di Madrid, in casa Juventus. Non fanno in tempo a placarsi le discussioni riguardanti le parole di Buffon sull'arbitraggio di Oliver che inizia un nuovo caso a Vinovo. Questa volta però la miccia della discussione non è innescata da un arbitro o da un calciatore ma bensì da un comico. Partiamo da raccontare i fatti, venerdì nella sua trasmissione, il comico Maurizio Crozza commenta le dichiarazioni di Benatia che aveva paragonato il rigore subito al 93° minuto come uno stupro. Paragone abbastanza assurdo, soprattutto di questi tempi, e così Crozza ha voluto dire la sua a Benatia, con un pungente commento, non privo di volgarità: ''Benatia, tu hai detto che quel rigore è stato uno stupro. Ma come è stato uno stupro? Stai attento a usare le parole, sei tu che hai fatto un'entrata del c... al 93'. Se però vuoi provare l'emozione, il prossimo fallo in area, un bel fallo, prova a ficcartelo su per il c..., e un'idea a quel punto te la sei fatta".

Sicuramente la battuta non è oxfordiana e probabilmente non è nemmeno così simpatica, ma il fatto di aver preso di mira una dichiarazione, così fuori luogo come quella di Benatia, fa parte del ruolo del comico che gioca sulla satira e sul pungere i personaggi famosi su fatti di attualità.

Peccato che questo ragionamento non è passato nella mente di Mehdi Benatia, che lunedi sera ha deciso di replicare come peggio non si potrebbe alle (ineleganti) battute di Crozza, postando una ''storia'' con la faccia del comico e con una scritta che non lascia spazio ad interpretazioni: "Se vuoi provare sono a Vinovo tutti i giorni, ti aspetto. Imbecille testa di c..., non fai ridere nessuno".

Sperando che venerdì prossimo Crozza  non ci regali un altro capitolo di questa triste vicenda e tralasciando i commenti alle parole del difensore ex Udinese, considerando il tono e la grettezza usata; indubbiamente si evince come nell'ultimo periodo, alla Juventus, sia vacillato il suo proverbiale stile, che nel passato fu marchio di fabbrica della società e in particolare della famiglia Agnelli. La stessa famiglia ancora proprietaria della Juventus, ma che rispetto al passato ha preferito ignorare e non punire le uscite infelici (per non usare aggettivi peggiori) dei suoi tesserati, tra i quali il capitano e simbolo Buffon. Non si possono fare certamente paragoni tra il passato e il presente della gestione societaria, visto che i tempi sono cambiati repentinamente e i social hanno fatto sì che le società non riescano più a controllare al 100% le dichiarazioni dei propri tesserati, ma è innegabile come un semplice episodio negativo abbia fatto affiorare tanta frustrazione in una società che è sempre stato simbolo di forza e solidità sia dentro che fuori dal terreno di gioco. 

Probabilmente basteranno i prossimi trofei (scudetto e finale di Coppa Italia sono alla portata pure quest'anno) per ristabilire la tranquillità a Vinovo, però l'immagine e lo stile tanto decantato grazie ai vari Gianni Agnelli e Boniperti è stato sostituito da un improvvisa ondata di insipienza e arroganza, che mostrata specialmente in campo europeo non migliora l'immagine della squadra più rappresentativa del nostro calcio e di conseguenza dell'intero movimento italiano.

Fonte: l'autore Stefano Bagni

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