“Fino alla fine” non è soltanto un motto: Juve, perché in Champions devi crederci

Poco meno di due settimane alla notte più importante della stagione. Riusciranno i bianconeri a ribaltare lo 0-2 del Wanda Metropolitano?

di Dario D'antoni
Dario D'antoni
(35 articoli pubblicati)
chiellini capitano

Non c'è stata partita. Bisogna dirlo, ribadirlo. La Juve brutta da non credere vista in Champions League contro l'Atlético a Madrid, dove già in molti davano per cosa fatta l'idea di ritornare sabato 1 giugno per la finale, è chiamata a riscattarsi il prossimo 12 marzo all'Allianz Stadium di Torino. Ma fare peggio di così dubito sia possibile, e i motivi per cui sperare in un futuro migliore non mancano al popolo bianconero, che potrà essere il necessario 12° uomo in campo la sera della partita. Veniamo quindi al più grosso interrogativo che pervade la mente di tutti gli appassionati di calcio: come può questa Juventus superare lo scoglio Atletico? Immaginare un 3-0 come risultato finale è pura utopia?

La squadra di Allegri è accusata di esprimere un gioco al di sotto delle proprie potenzialità, e di avere una condizione fisica non ottimale. Sembrano essere proprio questi due i maggiori capi di imputazione ai danni del club torinese, insieme anche ad una gestione degli uomini a disposizione non proprio lineare da parte di Allegri. Già, Allegri. L'allenatore livornese viene ricordato e screditato dai più, che gli rimproverano le due sconfitte in finale di Champions con Barcellona e Real, facendo passare in secondo piano i 4 campionati e le 4 Coppe Italia consecutive, più due Supercoppe. Il perchè è presto dato.

La mentalità considerata troppo "difensivista" innanzitutto: troppe partite decisive iniziate con scelte dettate da una natura conservatrice - Barzagli titolare a Wembley lo scorso anno nella sfida di ritorno contro il Tottenham, decisamente a disagio in marcatura su Son ad esempio, oppure la più recente scelta di De Sciglio, preferito a Cancelo nello scacchiere bianconero visto all'andata contro la squadra di Simeone.

Le scelte di un allenatore vengono sempre giudicate dal campo, unico vero giudice sovrano, sia in positivo sia in negativo. Si può parlare di uomini schierati o no, ma il nocciolo della questione è la mentalità, lo spirito che viene proposto da chi scende in campo. Una Juve poco aggressiva, timida e priva di personalità è già sconfitta in partenza, e a tradire nella gara d'andata sono stati proprio gli uomini di maggior esperienza, apparsi in balia dell'intensità messa in campo dagli uomini del Cholo Simeone.

Rivedendo le azioni dei gol subiti, viene quasi da ridere: una Juve più convinta dei propri mezzi e meno superficiale non avrebbe concesso e subito due gol pressoché identici da palla inattiva, più le numerose occasioni. Se la gara d'andata era stata preparata per rimanere il più possibile sullo 0-0, i secondi 90 minuti vedranno una squadra arrembante sin dalla prima frazione di gioco. Anche perchè la difesa dell'Atletico (o attacco vista la confidenza dimostrata con la porta avversaria), è di certo il peggiore degli ostacoli da superare. Farne tre senza incassarne uno dicevamo: con quali uomini si può raggiungere questo risultato?

Sicuramente Ronaldo sarà regolarmente al suo posto, e mi sembra banale il solo poter pensare di metterlo in discussione. Un giocatore che ha costruito i propri successi in serate come queste, è chiamato a riscattarsi per non salutare anzitempo la competizione. In tanti dicono che il suo partner ideale sia Mario Mandzukic, apparso poco pimpante ma da sempre fedelissimo di Allegri e idolo dei tifosi per la dedizione alla causa. Lasciare fuori uno come lui è sempre dura.

Il giocatore che ha reso di meno è stato sicuramente Dybala, lasciato però colpevolmente nella morsa avversaria senza nessuno con cui dialogare in campo. Potrebbe essere il primo cambio dalla panchina, ma se così fosse in campo troverebbe una situazione completamente diversa, con un Atletico più basso e una Juve con più uomini nella metà campo avversaria. Difficilmente recupererà Sami Khedira, uomo fondamentale, e sarà assente anche Alex Sandro per squalifica. Ma le assenze non possono essere un alibi: la Juventus ha tutte le carte in regola per credere al ribaltone, ha il dovere di farlo. Ultima spiaggia per Allegri? L'ultima parola va al campo. #Finoallafine!

allegri e la champions
Fonte: l'autore Dario D'antoni

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