Cosa ci resterà di questo Real Madrid-Juventus

La polemica è elemento intrinseco allo sport e resta sacrosanta, ma questa notte ha raccontato molte altre cose.

di Mario Maronati
Mario Maronati
(7 articoli pubblicati)
Allegri-Buffon

Può sembrare riduttivo parlare di destino in un clima eroso da rabbia e amarezza come quello odierno, ma da qui bisogna partire. È difficile accettare nell’immediato un’oscillazione emotiva come quella accorsa a cavallo del minuto 92’, è impossibile digerirne le modalità. 

Incancellabile

La Juve ha vissuto ogni singolo momento di questa gara al massimo delle proprie possibilità. Allegri ha messo a nudo il proprio avversario svelandone gli evidenti limiti strutturali spesso sopiti da un tasso qualitativo immenso. L’asse Douglas Costa-Lichtsteiner ha posto l’accento sui difetti insiti nell’interpretazione che Marcelo fa di ogni gara. La maggior aggressività sul portatore di palla nel lato forte della manovra del Madrid, la fascia sinistra, ha garantito risultati clamorosi aprendo al miglior giocatore di 1 vs 1 della rosa (Douglas Costa) un continuo corridoio nel quale penetrare e prendere velocità in spazi solitamente riservati a Dybala. Nulla da aggiungere sulla prova di Mandzukic. Pochi in Europa combinano a questo livello qualità, peso delle giocate e propensione al sacrificio. Encomiabile anche il lavoro da parte delle mezzali: ancor più di Pjanic, sono stati Matuidi e Khedira il vero barometro della partita. L’inserimento del tedesco sul primo e del francese sul terzo gol, così come i tempi di uscita in fase di aggressione che hanno neutralizzato Casemiro rendono l’idea della raffinatezza calcistica di questi due interpreti.

Giocare contro il Madrid significa essere coscienti per 90’ di avere potenziali pericoli da ogni situazione di gioco. La gara di Benatia e Chiellini va letta alla luce di questa premessa. Il lavoro dei due centrali per mantenere alta la linea del baricentro bianconero si è snodato in due finalità. Da un lato ha consentito una riaggressione più rapida del portatore di palla in aree nevralgiche, dall’altra ha evitato di fornire (a Ronaldo e soprattutto a Isco) aree libere da cui giostrare con più facilità la manovra. Tutto ciò non ha impedito al Real di costruire palle gol pericolose per tutto l’arco dei 90’ ricordando come una grande organizzazione possa limitare, ma mai annullare totalmente un grande talento.

Anima

Fa male ripensare al volto di Buffon che lascia il campo tra gli applausi di uno stadio più avvezzo di altri a riconoscere la classe. Fa male perché ci ricorda che arriva un momento nella vita di ciascuno dove merito e sacrificio s’intrecciano con dinamiche esterne che non sempre sono comprensibili. 

L’intervento di Benatia su Vazquez è figlio della scarsa lucidità di un giocatore che ha rincorso la qualificazione per 90 minuti e perde la marcatura nel momento topico della gara. È punibile con il rigore perché reca danno a un giocatore prossimo a battere a rete da posizione ravvicinata. La convinzione resta in ogni caso quella che l’ingresso della tecnologia sia una necessità pratica e culturale da cui non si può più prescindere. Non è tuttavia corretto limitare la riflessione a questo tema. 

Lo scontro di questa sera ci ha narrato di un gruppo che si è addentrato dove nessuno (Barça a parte) aveva avuto accesso prima d’ora. Lo ha fatto con la forza e l’organizzazione di chi si ritrova costantemente a legittimare ogni proprio passo di avvicinamento verso club che stanno riscrivendo la storia di questo sport quasi fosse un processo scontato. 

Non vi è nulla di scontato in questa serata. Non è scontata la decisione del direttore di gara che può suscitare polemiche, ma ha solide basi e va contestualizzata proprio come si fa con un calciatore. Non è scontata la solidità mentale mostrata dal Real che ha continuato a produrre calcio nel momento più duro della propria stagione. Non è scontata la freddezza con cui Ronaldo ha aperto il piatto destro dopo 97’. Non è scontata la classe con cui la Juventus ha accolto, una volta di più, i risvolti di un destino vile. Non dev’essere scontato il nostro modo di relazionarci allo sport, alla sua crudele e sublime complessità che va sempre ben al di là di un risultato.

Fonte: l'autore Mario Maronati

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